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L’irrigazione è decisiva per sconfiggere la fame in Africa

17 dicembre 2008

Tripoli, 16. L’Africa sarà il centro della cosiddetta rivoluzione blu, un programma ventennale che prevede investimenti per 65 miliardi di dollari, con l’obiettivo di realizzare infrastrutture per l’irrigazione e valorizzare risorse idriche finora inutilizzate. Lo ha annunciato Jacques Diouf, il direttore generale della Fao, l’agenzia dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, aprendo ieri a Sirte, in Libia, la conferenza internazionale “Acqua per l’agricoltura e l’energia in Africa:  le sfide del cambiamento climatico”. La conferenza di Sirte, alla quale partecipano i rappresentanti dei 53 Paesi africani, si concluderà giovedì 18 dicembre. La conferenza è organizzata dalla Fao, come presidente di turno del programma United Nations Water (un meccanismo che coordina le attività delle agenzie dell’Onu relative all’acqua) insieme al Governo libico e in collaborazione con Unione africana, Consiglio dei ministri africani per lo sviluppo dell’acqua (Amcow), Banca per lo sviluppo africano e Commissione economica per l’Africa.
Il cambiamento climatico è il perno intorno al quale ruotano i provvedimenti previsti nel programma. La Fao prevede che l’Africa subsahariana, la zona con il tasso di malnutrizione più alto del mondo, ne verrà duramente colpita e sarà necessario costruire infrastrutture per l’irrigazione e centrali idroelettriche. Con una popolazione che per il 2050 raggiungerà i due miliardi di persone, l’Africa dovrà essere in grado di triplicare la propria produzione alimentare.
La conferenza punta a raggiungere conclusioni concrete e passare dalle parole ai fatti. È la prima volta che sono stati preparati documenti di sintesi a livello nazionale sugli investimenti per singolo Paese, basati su valutazioni di breve, medio e lungo periodo che prendono in esame gli investimenti necessari, dal controllo dell’acqua a livello di villaggio, a sistemi di irrigazione di vasta portata che utilizzino i bacini dei fiumi più importanti, sia per l’agricoltura sia per la generazione di energia elettrica.
Parlando dell’attuale crisi finanziaria, economica e alimentare mondiale, Diouf ha sottolineato che “la promozione della produzione agricola dei Paesi poveri è la sola soluzione possibile e duratura per combattere la fame. Dobbiamo dunque investire maggiormente in agricoltura”. Si prevede che a conclusione della conferenza di Sirte i delegati adottino una Dichiarazione congiunta per promuovere lo sviluppo delle risorse idriche a livello nazionale, regionale e continentale, e riuscire a sfruttare a pieno le potenzialità del settore agricolo ed energetico del continente per assicurare la sicurezza alimentare e soddisfare il crescente fabbisogno alimentare ed energetico.
Diouf è intervenuto anche sul sistema di commercio internazionale, auspicando che in futuro si possano concepire regole che diano un regime di commercio “non solo libero ma anche equo”. Per questo, Diouf ha sollecitato l’organizzazione di un vertice internazionale, osservando che “è essenziale migliorare le condizioni in cui gli agricoltori lavorano e l’attuale situazione del commercio internazionale”. Il primo provvedimento auspicato da Diouf dovrebbe essere l’istituzione di un fondo di risposta rapida, per riavviare la produzione agricola a livello locale in caso di crisi, in particolare nei Paesi a basso reddito fortemente dipendenti dalle importazioni alimentari.
Nelle ore immediatamente precedenti l’apertura della conferenza a Sirte, la Fao aveva diffuso anche un nuovo rapporto sull’attuale situazione della coltivazione delle patate nel mondo (il 2008 era stato proclamato anno internazionale della patata, n.d.r.). Nel rapporto New light on a hidden treasure (Nuova luce su un tesoro nascosto) si sostiene che l’incremento della produzione mondiale di patate nei Paesi in via di sviluppo potrebbe subire una battuta d’arresto se la crisi economica mondiale ridurrà gli investimenti, il commercio e l’accesso al credito per i produttori. A giudizio della Fao, si tratta di una minaccia inquietante, in un momento in cui la patata è diventata un alimento di base importante e rappresenta per molti Paesi in via di sviluppo una produzione commerciale particolarmente lucrativa.
Secondo le più recenti statistiche della Fao, contenute nel rapporto, la patata è la principale coltivazione non cerealicola al mondo, con una produzione totale nel 2007 di 325 milioni di tonnellate, di cui più della metà realizzata in Paesi in via di sviluppo. La Cina è il principale produttore mondiale di patate, mentre Bangladesh, India e Iran sono oggi tra i maggiori consumatori al mondo.
Il rapporto avverte che “si stanno addensando scure nubi sulle previsioni per l’anno venturo”. Il rallentamento dell’economia mondiale minaccia di ridurre i flussi di investimenti e di aiuti allo sviluppo nei Paesi poveri, compreso il sostegno all’agricoltura che ha aiutato molti Paesi a rafforzare la produzione. Le nazioni più ricche potrebbero essere tentate di alzare le barriere commerciali, che già applicano forti tariffe sulle importazioni, mentre la crisi del settore bancario lascerà molti contadini senza credito da investire nella produzione 2009. “Occorre con urgenza una nuova agenda per la ricerca e lo sviluppo della produzione della patata, allo scopo di garantire la sicurezza alimentare delle Nazioni povere e di offrire nuove opportunità di mercato ai produttori”, ha dichiarato Nebambi Lutaladio, coordinatore del Segretariato Fao per l’anno internazionale della patata 2008.

(©L’Osservatore Romano – 17 dicembre 2008)

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