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San Tommaso a Wall Street

6 dicembre 2008

di Luca M. Possati

San Tommaso non è mai stato a Wall Street. Non ha mai letto il “Financial Times”, l'”Economist” o “Il Sole 24 Ore”, e forse non li leggerebbe nemmeno se fosse ancora in vita. Certo, l’autore della Summa theologiae conosceva bene l’avarizia, il mondo degli affari, il denaro, l’usura, il commercio – e su questi fenomeni ha riflettuto a lungo interpretandone il senso alla luce dei Padri della Chiesa e della filosofia greca, araba ed ebraica – ma non poteva immaginare Lehmann Brothers, Goldman Sachs, l’economia di mercato, l’età del neoliberismo selvaggio.
Eppure, oggi, ai manager e ai leader mondiali che cercano di fronteggiare la peggiore crisi finanziaria degli ultimi settant’anni, con tutti i suoi drammatici risvolti sociali e psicologici, san Tommaso può insegnare qualcosa di importante e unico.
La voce dell’Aquinate torna a farsi sentire grazie a uno straordinario strumento interpretativo:  De re oeconomica, il lessico settoriale tomistico dell’economia, tre volumi ideati e realizzati dalla Cael (l’associazione per la computerizzazione delle analisi ermeneutiche e lessicologiche), presentati a Benedetto XVI al termine dell’udienza generale dello scorso 26 novembre. Non libri da leggere, tanto meno interpretazioni:  chi scorre le pagine di questi grandi volumi non si troverà di fronte a parole, a frasi, a un testo corrente, ma a numeri, sigle, citazioni, indici. Siamo al cospetto di “austeri documenti da studiare”, come li definisce il promotore del progetto, il gesuita Roberto Busa, pioniere della linguistica computazionale e autore dell’Index Thomisticus.
Il De re oeconomica aiuta lo studioso a individuare i contesti effettivi nei quali san Tommaso si espresse in merito ai fatti economici. In termini tecnici è una “concordanza” – secondo l’ordine dei testi e non già quello alfabetico delle singole voci – nella quale sono riportati non solo i luoghi delle opere dove compaiono certe espressioni d’interesse economico, ma anche le singole frasi e i periodi costruiti attorno ad una stessa parola chiave.
L’operazione risponde allo spirito di un progetto più generale, quello del Lessico tomistico biculturale(Ltb), un “lessico che riflette e spiega le parole latine di san Tommaso nei termini della cultura di oggi”, come afferma padre Busa.
L’Ltb è figlio della straordinaria impresa dell’Index, ma si spinge oltre. L’intento è microanalizzare di nuovo gli undici milioni di parole del corpus per aggiungere agli ipertesti interni già assegnati dall’Index, che codificano ogni parola secondo la morfologia, ulteriori ipertesti che ne codifichino la sintassi. Ma sono soprattutto i valori metodologici che si vogliono mettere in luce:  l’attenzione dell’Aquinate al rigore, all’essenzialità e alla coerenza dell’esprimersi e del ragionare. Quest’angolazione – chiarisce padre Busa – “è l’unica possibile via per arrivare a documentare come i significati di ogni voce latina del 1200 vengano oggi variamente espressi, dopo settecento anni di evoluzione culturale, nel lessico delle varie principali lingue di oggi”. Così, incrociando gli indici e seguendo il percorso di un termine – o, meglio, di un gruppo di termini affini – il ricercatore ha la possibilità di costruire una mappa  precisa della presenza di quel termine nel corpus thomisticus, distillando le sfumature semantiche senza dimenticare la sintesi dottrinale.
Ma può insegnarci qualcosa sul nostro presente uno strumento così raffinato e tecnico, in apparenza destinato a un’esigua cerchia di specialisti?
L’attuale crisi finanziaria mondiale con tutte le sue conseguenze negative soprattutto per i Paesi più poveri – il massiccio intervento pubblico nei mercati rischia di innescare un’ondata di misure protezionistiche tali da mettere a repentaglio il finanziamento allo sviluppo, come ha dimostrato la scarsa partecipazione dei capi di Stato e di Governo alla recente conferenza di Doha – è solo l’ultimo atto di un processo iniziato molto tempo fa. L’età del neoliberismo sinonimo di deregolamentazione – o, ancora peggio, di “autoregolamentazione dei mercati” – e del primato del capitale sul lavoro – con l’effetto di un accesso illimitato al credito – non è sorta dal nulla. È figlia dell’oblio della genuina vocazione della attività finanziaria, che è quella di favorire l’impiego delle risorse risparmiate là dove esse possano favorire al meglio l’economia reale, il benessere, lo sviluppo integrale dei singoli e della società nel suo insieme.
Proprio nella riscoperta di una tale vocazione le riflessioni in materia economico e sociale di Tommaso possono offrire quel che oggi davvero manca:  una visione sintetica del sapere dell’uomo che sappia orientare la ragione pratica. “Soltanto da un attento studio del De re oeconomica – spiega ancora padre Busa – si possono cogliere i principali strumenti logici per comprendere l’economia, per come essa è illustrata e spiegata nei testi, e dunque applicare questa comprensione alla realtà dei fatti economici”. Le chiavi che il maestro di Roccasecca ci dà “sono valori quali la sincerità, l’essere sempre guidati dalla verità, mirando al bene comune, senza partigianerie né esclusivismi”. È un invito a tutti i pensatori cristiani:  partire da Tommaso per costruire un nuovo pensiero economico integrale. Gli strumenti ci sono.
Wall Street può imparare. Fermarsi, e capire che l’uomo è una realtà complessa:  esiste come ogni altro ente, e tende a conservarsi; è un animale, e come tale cerca di potenziare la sua vita animale, di procreare ed espandersi; è razionale, e questa è la sua differenza specifica. Proprio in quanto essere razionale, l’uomo tende con la sua volontà, cioè consapevolmente e liberamente, al bene universale, al fine ultimo:  l’attuazione di quello che, creandolo, Dio vuole che egli sia. È la lex naturalis:  per sua stessa natura l’uomo tende alla contemplazione e alla giustizia; conoscere la verità intorno a Dio e vivere insieme agli altri e operare per il bene comune. Solo questo può soddisfare la sua sete di felicità. Non grazie a un’illuminazione divina o a un’estasi mistica, ma attraverso il corretto ragionamento pratico. Ragionare bene, appunto, perché Dio ci ha dato “il lume della ragione naturale per discernere cosa sia bene e cosa sia male” (Summa theologiae, ia IIae, q. 91, art. 2), che però dev’essere sorretto da quella virtù centrale che è la prudenza, recta ratio agibilium (IIa IIae, q. 47, art. 5).
C’è da ripensare un pezzo della nostra storia, il potere del consumo, il ruolo distorto che la finanza ha assunto nelle nostre esistenze. “Il denaro c’è ma non si vede – diceva un mitico broker in doppio petto nella New York degli anni Ottanta, reso celebre dal film Wall Street di Oliver Stone – qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sé non si fa né si perde, semplicemente si trasferisce, da un’intuizione ad un’altra, magicamente!”. Se avesse letto san Tommaso, forse Gordon Gekko avrebbe cambiato mestiere.

(©L’Osservatore Romano – 7 dicembre 2008)

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