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La Chiesa in soccorso dello Zimbabwe

6 dicembre 2008

di Francesco Ricupero

“Lo Zimbabwe è oramai allo stremo. Manca tutto:  cibo, acqua, medicine, servizi assistenziali. La popolazione sta soffrendo veramente tanto e la situazione è insostenibile. Nei giorni scorsi è stato proclamato lo stato di emergenza nazionale a causa dell’epidemia di colera che già ha mietuto centinaia di morti, provocando anche il contagio di migliaia di persone. Speriamo di poter aiutare tutti anche se non sarà facile”. È la testimonianza del nunzio apostolico in Zimbabwe, arcivescovo George Kocherry, intervistato da “L’Osservatore Romano” sulla grave crisi in cui versa lo stato africano, ex Rhodesia.
In questi giorni, diversi Paesi e numerose organizzazioni umanitarie internazionali sono mobilitati per fronteggiare l’allarmante epidemia di colera che da oltre quattro mesi ha già causato più di cinquecentocinquanta decessi nello Zimbabwe. Il colera – infezione intestinale acuta trasmessa attraverso l’acqua e il cibo – si manifesta con diarrea acuta che causa grave disidratazione. La malattia può essere curata con misure di reidratazione, ma può condurre rapidamente alla morte se non è curata tempestivamente. Lo Zimbabwe sembra favorire le condizioni ideali alla propagazione del colera.
“Le infrastrutture idriche e fognarie sono quasi distrutte – ha proseguito monsignor Kocherry – la situazione negli ospedali e nei centri di salute è a dir poco drammatica. Inoltre, telefoni e internet sono praticamente fuori servizio, a stento si riesce a comunicare con l’esterno”.
Il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) Elizabeth Byrs, ha dichiarato giovedì scorso che il numero di casi segnalati è cresciuto del 176 per cento rispetto alla settimana precedente e nuovi programmi umanitari dovranno essere elaborati di fronte alle dimensioni dell’epidemia.
La Chiesa cattolica si è già mossa da alcuni giorni per far fronte alla terribile situazione e aiutare la popolazione oramai allo stremo.
“I volontari e le nostre istituzioni religiose – ha spiegato il nunzio apostolico in Zimbabwe – lavorano ventiquattr’ore su ventiquattro per alleviare le sofferenze di migliaia di persone. Al momento, sono operativi gli ospedali e gli hospice cattolici e altri centri di assistenza gestiti da organizzazioni umanitarie internazionali. I missionari e le nostre istituzioni religiose presenti nel Paese, in particolare le suore di Maria Bambina e le suore missionarie della Carità, stanno facendo tutto il possibile per accogliere bambini e donne in difficoltà. Le altre strutture sanitarie statali sono chiuse o incapaci di far fronte alla situazione, poiché manca il personale medico e infermieristico. Medici e paramedici hanno abbandonato i loro posti di lavoro perché non percepiscono gli stipendi da diversi mesi. Ringrazio Papa Benedetto XVI – ha aggiunto monsignor Kocherry – che, tramite il cardinale Javier Lozano Barrágan, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, ci ha inviato una consistente somma di denaro che servirà per l’acquisto di medicinali e di vaccini anticolera. Comunque, non bisogna abbassare la guardia. Per avere la situazione sotto controllo sono in continuo contatto con il dipartimento della salute degli ospedali cattolici della Conferenza episcopale dello Zimbabwe”.
Nei due ospedali della capitale, Harare, dove opera l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf) i ricoveri procedono al ritmo di trecentocinquanta al giorno. L’epidemia – si legge in un comunicato di Msf – ha raggiunto adesso molte province del Paese, colpendo in particolare la periferia di Harare, dove l’organizzazione umanitaria ha istituito due centri per il trattamento del colera nell’ospedale per le malattie infettive e al policlinico di Budiriro.
Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), lo Zimbabwe sta affrontando la più grande epidemia di colera mai registrata nel Paese. La diffusione del colera è aggravata proprio dalla mancanza di accesso ad acqua pulita. In passato, quello che era il granaio dell’Africa, oggi è ridotto alla pura sussistenza, divorato dalla corruzione e dall’inefficienza. Nello Zimbabwe, con un’economia distrutta e un’inflazione da record mondiale, nei giorni scorsi sono state stampate banconote del valore facciale di cento milioni di dollari locali, una pagnotta costa oltre centoquaranta dollari statunitensi.
“Abbiamo un’inflazione – ha ricordato il nunzio apostolico – che ha raggiunto i 230.000.000 per cento, la gente è allo stremo. Di tanto in tanto vi sono proteste da parte della popolazione, ma vengono controllate e sedate dalla polizia”.
Nel Paese, il tasso di mortalità dell’epidemia è di 4,5 per cento, ma in alcune zone raggiunge il trenta-quaranta, fino al cinquanta per cento.
“In Zimbabwe, sono due i principali problemi che occorre affrontare con una certa urgenza – ha sottolineato l’arcivescovo George Kocherry – la mancanza di cibo e acqua e la scarsità di medicinali. Due giorni fa, ho parlato con i responsabili dell’agenzia umanitaria Catholic relief service, i quali mi hanno promesso che da lunedì prossimo inizieranno a distribuire cibo e acqua sia ai pazienti ricoverati negli ospedali cattolici sia ai loro familiari. La Chiesa dello Zimbabwe sta soffrendo insieme alla popolazione questa drammatica situazione. Il nostro compito – ha concluso il nunzio apostolico, George Kocherry – è quello di aiutare la gente e dare un supporto logistico ai missionari e alle istituzioni cattoliche presenti nel Paese. Speriamo che con l’aiuto di Dio lo Zimbabwe possa uscire al più presto da questa crisi”

(©L’Osservatore Romano – 7 dicembre 2008)

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