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Tra le carte di Pio XI gli storici cercano notizie su Eugenio Pacelli

5 dicembre 2008

È in corso a Roma, presso l’Istituto Luigi Sturzo, il convegno “Pie xi et la France. L’apport des archives du pontificat de Pie xi à la connaissance des rapports entre la Saint-Siège et la France”, organizzato dallo stesso istituto, dall’École française de Rome e dall’università di Lille IIi. Pubblichiamo l’introduzione ai lavori tenuta dal vescovo prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano.

di Sergio Pagano

Sebbene siano trascorsi solo due anni circa dall’apertura degli Archivi Vaticani sul Pontificato di Pio XI (1922-1939), è comunque possibile tracciare un primo bilancio dell’attività di ricerca condotta finora. Il pubblico sarà forse al corrente dei precedenti che hanno portato a questa recente apertura. Papa Giovanni Paolo II aveva già auspicato l’apertura di tutti i fondi documentari della Santa Sede relativi all’epoca di Pio XI, conservati negli Archivi Segreti e in quelli di altre congregazioni della Curia Romana. L’idea è stata ripresa dall’attuale Pontefice, Papa Benedetto XVI, che, nel giugno del 2006, ha stabilito motu proprio l’apertura degli archivi e ha fissato la data ufficiale per il 18 settembre dello stesso anno.
Questa decisione ha comportato per gli Archivi Segreti un notevole sforzo nel quadro della classificazione dei fondi conservati, un compito al quale il personale ha risposto con costanza e dedizione. In effetti, i documenti in questione sono distribuiti in circa 71 fondi diversi, che comprendono un centinaio di classi di documentazione diversa, per un totale approssimativo di 9.000 unità di archivio fra contenitori, dossier e fascicoli.
A tutto ciò bisogna inoltre aggiungere i dossier provenienti dagli archivi della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (Aes), vale a dire l’attuale Seconda Sessione della Segreteria di Stato i cui archivi per il periodo di Pio XI sono stati temporaneamente depositati presso gli Archivi Segreti, incaricati di conservarli e di darli in consultazione. Questi archivi comprendono 53 serie, organizzate secondo criteri di provenienza geografica, per un totale di circa 6.500 dossier.
Attualmente la maggior parte degli archivi delle nunziature e delle delegazioni apostoliche, come quelli della Segreteria di Stato, sono già stati classificati. La stessa cosa si può dire per gli archivi della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, la cui classificazione dipende di nuovo dal personale della Segreteria di Stato. Per gli altri fondi, conservati negli Archivi Segreti, bisogna ancora aspettare un po’ di tempo.
Dunque, in generale la documentazione relativa al Pontificato di Pio XI è accessibile, sebbene nei limiti imposti dalla nuova legge sugli Archivi della Santa Sede, promulgata da Giovanni Paolo II con il motu proprio del 21 marzo 2005, che ha chiuso la consultazione sui seguenti fondi e classi di documentazione:  i documenti relativi ai conclavi dal 1922; gli Spogli, ossia i documenti personali dei Papi da Pio XI, e anche i documenti personali dei cardinali e dei prelati della Curia deceduti dopo il 1922; la documentazione relativa ai processi episcopali redatti dopo il 1922, e anche quella relativa alle cause matrimoniali.
Questi limiti, imposti al legislatore dalla necessità di mantenere la riserva su alcuni atti, personali o di natura privata, non hanno né danneggiato, né scoraggiato od ostacolato il lavoro dei ricercatori che, come di consueto, continuano a studiare le materie di loro interesse in totale libertà.
Dal settembre 2006 fino ad oggi, vi è stato un afflusso crescente di ricercatori, vecchi e nuovi, interessati a consultare questi nuovi fondi. I dati forniti dalle statistiche ci permettono di fare paragoni significativi fra ieri e oggi e il risultato si spiega da solo.
Di fatto, negli anni 2004-2005 gli Archivi hanno concesso 1.270 permessi di accesso per un totale di 9.689 presenze nelle sale di studio, vale a dire una media di presenza quotidiana di circa 40-45 persone. Dopo l’apertura degli archivi sul Pontificato di Pio XI, la situazione è cambiata:  negli anni 2006-2007 gli archivi hanno concesso 1.466 permessi d’accesso, per un totale di 13.460 presenze nelle sale di studio, ossia una media di circa 60 persone al giorno, ad eccezione degli ultimi mesi del 2006 e dei mesi di giugno e di luglio del 2007, quando la presenza dei ricercatori negli Archivi Vaticani è salita a 80 al giorno.
A questi dati, già significativi, si devono aggiungere quelli che provengono dalla statistica delle richieste di consultazione. Negli anni 2005-2006, il personale delle sale di studio ha evaso 22.860 richieste di documentazione per una media di circa un centinaio di unità di archivio al giorno. Nel 2006-2007, queste richieste sono salite a 27.930, con una differenza di oltre 5.000 richieste rispetto al passato, il che corrisponde a una media di circa 121 richieste al giorno.
Tutto ciò ha significato un sovraccarico di lavoro non solo per le sale di studio e il loro personale, ma anche per gli archivisti, che hanno dovuto far fronte a una domanda serrata di ricerche e di informazioni, che ha positivamente messo alla prova i nostri Archivi Pontifici. Di fatto, a partire dall’anno 2005, gli archivisti hanno prodotto o rivisto circa 45 inventari, e ciò senza trascurare l’attività scientifica e di ricerca, come testimoniano le nostre recenti pubblicazioni, ad esempio quelle della “Miscellanea”.
La maggiore frequentazione degli Archivi Vaticani è anche testimoniata dalla varietà sempre crescente dei ricercatori e dalle loro diverse radici nazionali e culturali. Al di là della consueta presenza degli europei e degli americani, dal settembre del 2006 si è assistito all’afflusso costante di ricercatori africani, asiatici e latinoamericani, e anche il “gruppo” di ricercatori provenienti dall’Europa Orientale è aumentato.
Questa diversità è evidente anche nei titoli delle nuove pubblicazioni che sono apparse a seguito delle ricerche condotte nei nostri Archivi e hanno portato a studi molto diversi in quanto a scelta del tema e del periodo storico. Questa nuova apertura ha inoltre rivelato una presenza consistente di specialisti di storia contemporanea, la cui materia di studio è stata l’epoca di Pio XI.
Questo gruppo ha scelto in particolare alcuni temi, come le relazioni della Santa Sede con i regimi totalitari, ossia l’Italia fascista, la Germania hitleriana, la Russia comunista e la Spagna della guerra civile, senza dimenticare la vexata quaestio dell’atteggiamento del cardinale Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII, verso il nazismo. Oppure ha concentrato la propria attenzione su materie più generali, come sui rapporti fra Pio XI e il mondo ebraico, sulla condanna del comunismo e delle dottrine razziali hitleriane, e anche sulle relazioni fra Pio XI e il suo segretario di stato, il cardinale Pacelli. La pubblicazione dei suoi “Diari delle udienze” sarà curata proprio dagli Archivi Segreti Vaticani.
In questo vasto ambito di ricerca, emergono anche gli studi sulla questione del ripristino delle relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e la Francia, materia che, negli archivi della nunziatura di Parigi, rappresenta la parte più consistente della documentazione del nunzio monsignor Bonaventura Cerretti, mentre negli archivi del suo successore, monsignor Luigi Maglione, a occupare un posto considerevole nella documentazione sono la questione dell’Action Française e quella delle nomine episcopali, a sua volta strettamente connessa alla disputa su Maurras e i suoi sostenitori.

(©L’Osservatore Romano – 6 dicembre 2008)

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