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Intervento dell’arcivescovo Mamberti al Consiglio Ministeriale dell’Osce

5 dicembre 2008

Nei giorni 4-5 dicembre corrente si è tenuto a Helsinki, in Finlandia, il 16 ° Consiglio Ministeriale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, al quale sono invitati i Ministri degli Affari Esteri dei 56 Stati partecipanti a tale Organizzazione. La Delegazione della Santa Sede è stata guidata da S.E. Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, ed integrata da Mons. Michael Banach, Rappresentante Permanente presso l’Osce; Mons. Ettore Balestrero, Officiale della Segreteria di Stato; Mons. Miroslaw Wachowski, Segretario della Rappresentanza Permanente presso l’Osce; Generale Pierpaolo Tempesta, Collaboratore della Rappresentanza Permanente presso l’Osce. Si riporta qui di seguito, nella traduzione italiana, il testo integrale dell’intervento pronunciato da S.E. Mons. Mamberti, durante la sessione plenaria del 4 dicembre.

Signor Presidente,
1. Desidero ringraziare Lei, signor Presidente, e le altre autorità finlandesi per l’invito cordiale esteso a tutti i Paesi partecipanti dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce) a ritornare nella culla dell’Organizzazione. Desidero anche manifestare, ancora una volta, il forte sostegno della Santa Sede al processo avviato proprio in questa città, il 1° agosto 1975, in occasione della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
L’Atto Finale di Helsinki, firmato dalle nazioni europee, dal Canada e dagli Stati Uniti, deve essere considerato uno dei più importanti strumenti di dialogo internazionale. In quell’occasione, tutti i trentacinque Paesi firmatari concordarono su un fatto fondamentale, vale a dire che la pace non è garantita quando le armi tacciono, ma è il risultato della cooperazione fra individui e società, e del rispetto per alcuni imperativi etici.
I famosi “dieci principi” che introducono l’Atto Finale di Helsinki sono la base su cui i popoli europei, essendo stati vittime di tante guerre e divisioni, desiderano ora consolidare e preservare la pace, affinché le generazioni future possano essere in grado di vivere in armonia e sicurezza “da Vancouver a Vladivostok”.

Signor Presidente!
2. La mia delegazione segue con grande attenzione gli sforzi intrapresi dall’Osce per consolidare e preservare la pace. A proposito della dimensione politico-militare, la Santa Sede condivide le preoccupazioni espresse circa il deterioramento, in molti settori, di quelle condizioni di fiducia e di sicurezza che sono state la base di relazioni e negoziati fra gli Stati partecipanti negli anni scorsi. Al contempo però, il dialogo sugli aspetti della sicurezza non si è mai interrotto, evitando così il peggioramento di situazioni già tese.
A questo proposito bisogna anche riconoscere che l’attuale presidenza dell’Osce ha opportunamente cominciato a offrire risposte che hanno contribuito a ripristinare la pace in crisi recenti. C’è un punto sul quale la Santa Sede desidera insistere:  le crisi attuali nell’area Osce potrebbero portare inevitabilmente al peggioramento della qualità della vita e delle aspettative legittime dei cittadini di Stati sovrani. In Georgia la situazione nelle aree di conflitto e in quelle circostanti resta instabile. La stagione invernale ha lanciato nuove sfide e la Santa Sede è particolarmente preoccupata per il ritorno alle proprie abitazioni degli sfollati all’interno del Paese.
Desidero lanciare un appello urgente a tutti gli Stati partecipanti, che hanno sottoscritto solennemente l’Atto Finale di Helsinki, affinché garantiscano che le loro azioni vengano ispirate da tale Atto, non svilendo, ma anzi rivitalizzando quelle misure che, in un passato non così lontano, hanno contribuito alla stabilità nell’area Osce.
Inoltre, la Santa Sede segue con grande attenzione, ovviamente in considerazione della sua natura e della sua funzione particolari, le importanti attività dell’Osce per l’eliminazione dei rischi legati a eccessivi stoccaggi di armamenti leggeri e di armi convenzionali, la sua lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa e, non da ultimo, le sue iniziative nella lotta al terrorismo.
Desidero anche aggiungere che ieri, a Oslo, a nome della Santa Sede, ho firmato e ratificato la Convenzione sulle Munizioni a Grappolo.

Signor Presidente!
3. La dimensione economica e ambientale è parte integrante dell’Osce e del suo approccio universale alle questioni relative alla sicurezza. La Santa Sede ritiene che questo cosiddetto “secondo paniere” dell’Organizzazione possa essere ulteriormente rimpinguato. L’efficacia e l’attuazione degli impegni assunti negli scorsi anni e lo sviluppo ulteriore di esperienze nei campi in cui l’Osce è veramente competente possono essere elencati come priorità per il futuro di questa dimensione.
Sono lieto del fatto che il prossimo Forum Economico e Ambientale affronterà la gestione della migrazione. La Santa Sede, che attraverso i suoi differenti organismi e associazioni opera a favore dei migranti, parteciperà attivamente ai lavori del Forum. Desidero sottolineare che nelle sessioni di lavoro del prossimo Forum si dovrebbe tenere in considerazione l’istituzione della famiglia così come le conseguenze della migrazione sulla vita stessa della famiglia.
Inoltre, l’Osce potrebbe considerare l’idea di prestare attenzione all’attuale crisi economica e finanziaria, che colpisce la vita di tutti, in particolare dei più vulnerabili.

Signor Presidente!
4. Nel corso degli anni, l’Osce ha elaborato una serie impressionante di impegni nella dimensione umana, che sono a tutt’oggi validi. In generale, è necessario profondere energie e sforzi maggiori nella realizzazione degli impegni dell’Osce su cui hanno concordato tutti gli Stati partecipanti invece che ampliare tali impegni.
Un’attenzione inopportuna ad altre questioni, anche se legittima, serve solo a distrarre gli sforzi dell’Osce e a precludere misure efficaci e adeguate per affrontare gli impegni originari, molti dei quali devono ancora essere onorati.
5. Sessant’anni fa, l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è stata uno dei più importanti risultati delle Nazioni Unite. In ogni continente e Paese, la Chiesa cattolica lotta per garantire che i diritti umani non vengano soltanto proclamati, ma anche rispettati e spera che in questo campo l’Osce riuscirà a soddisfare le grandi aspettative generate dalla sua elaborazione.
6. Uno dei diritti umani riconosciuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è il diritto alla libertà religiosa. Infatti, è divenuto un tema comune nel contesto degli affari internazionali e l’Osce ha assunto impegni specifici a tale riguardo. La Santa Sede promuove questo diritto, richiede che sia rispettato universalmente e guarda con preoccupazione ai sempre più frequenti episodi di violenza e ai costanti atti di discriminazione e di intolleranza contro i cristiani e i membri di altre religioni. L’idea che la religione sia una forma di alienazione non è più in voga e i credenti possono essere invece un potente fattore a favore del bene comune.
Inoltre, l’odio non può trovare giustificazione fra coloro che definiscono Dio “nostro Padre”. Questo è un altro motivo per cui Dio non si può mai escludere dall’orizzonte della persona umana e della storia. Il nome di Dio è un nome di giustizia. È un appello urgente alla pace.

Signor Presidente!
7. La piaga del traffico di esseri umani è un fenomeno sociale pluridimensionale di miseria, povertà, avidità, corruzione, ingiustizia e oppressione, che si manifesta con lo sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù e il reclutamento di minori per il conflitto armato. Sappiamo bene che le cause di questo fenomeno includono fattori economici come lo squilibrio fra i livelli di benessere rurale e urbano e il desiderio disperato di sfuggire alla povertà. Al problema contribuiscono anche fattori giuridici e politici quali l’assenza di legislazione e l’ignoranza dei genitori e delle vittime dei propri diritti davanti alla legge. La sfiducia nella legge e i confini aperti svolgono anch’essi un ruolo, così come fattori socio-culturali quali l’accettabilità sociale di mandare i figli a lavorare al di fuori della famiglia, l’analfabetismo o livelli bassi di istruzione, l’accettazione della schiavitù del debito e la discriminazione contro le donne. La globalizzazione e l’aumentato movimento di persone possono anche rendere gruppi vulnerabili, come le donne e le giovani, preda più facile dei trafficanti, che chiaramente non hanno alcun riguardo per la dignità della persona umana e considerano le persone come meri prodotti da comprare, vendere, usare e di cui abusare a piacimento.
C’è un altro aspetto che va riconosciuto e affrontato collettivamente, se si vuole contrastare in modo efficace questo sfruttamento umano aberrante. Mi riferisco alla banalizzazione della sessualità nei mezzi di comunicazione sociale e nell’industria dell’intrattenimento che alimenta il declino dei valori morali e conduce al degrado di uomini e di donne e anche all’abuso di bambini.
La mia delegazione desidera sottolineare l’impegno della Chiesa cattolica a sostegno della dignità di ogni vita umana, in particolare dei più vulnerabili, e garantire il suo pieno sostegno agli sforzi dell’Osce per eliminare la piaga del traffico di persone, in particolare di donne e bambini, della prostituzione e del lavoro forzato.
8. In occasione del ritorno dell’Osce a Helsinki, desidero esprimere la speranza che gli Stati partecipanti concordino sull’adozione della Convenzione sulla personalità giuridica internazionale, la capacità legale, i privilegi e l’immunità dell’Osce.
9. Infine, mi permetta di concludere, signor Presidente, citando il richiamo di Papa Giovanni Paolo II all’Atto Finale di Helsinki, in occasione della sua Visita Pastorale in Finlandia nel giugno 1989:  “La Chiesa cattolica (…) è convinta della validità dell’ideale incarnato qui (…) in un documento che per milioni di europei è più di un Atto Finale:  è un atto di speranza!”.
Grazie, signor Presidente.

(©L’Osservatore Romano – 6 dicembre 2008)

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