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Speculazioni sul cibo in Kenya

27 novembre 2008

Mombasa, 27. Condanniamo con forza” quanti hanno artificiosamente aumentato i prezzi degli alimenti. Con questa espressione monsignor Boniface Lele, arcivescovo di Mombasa, in Kenya, denuncia la grave situazione patita dalle popolazioni, già segnate da antiche e nuove povertà.
“Siamo rimasti scioccati nell’apprendere che alti funzionari governativi e uomini d’affari sono responsabili dell’aumento artificioso dei prezzi dei generi alimentari”, afferma il presule in una nota inviata all’Agenzia Fides.
Secondo le inchieste della stampa locale, alcuni funzionari governativi avrebbero di proposito provocato la penuria di mais e farina di granturco in diverse parti del Paese. Una speculazione su beni di prima necessità che penalizza le fasce più povere della popolazione, specialmente bambini e anziani.
“Così – afferma la nota – un pacchetto di due chili di farina di granturco è venduto al dettaglio a centoventi scellini, quando fino a una settimana fa costava in media ottantacinque scellini”.
L’arcivescovo Lele nota che oltreché della farina di granturco, le indagini di mercato condotte dall’Ufficio sviluppo della diocesi di Bombasa indicano un forte aumento dei prezzi di altri prodotti alimentari di base tra giugno e novembre 2008.
L’aumento dei prezzi include quello dei fagioli, del pane, della farina di grano e dello zucchero. È inoltre scoraggiante constatare che, sottolinea il presule, “mentre il prezzo del petrolio e della benzina è sceso di quasi del cinquanta per cento sui mercati internazionali, i prezzi del carburante in Kenya rimangono elevati, con una riduzione di soli sette scellini”.
“Come Chiesa cattolica – prosegue la nota – ci identifichiamo con e parliamo per i poveri, i senza voce, gli oppressi e ci facciamo sostenitori di una società, che sia giusta, dove i bisogni fondamentali siano rispettati. Non possiamo rimanere in silenzio, con migliaia di persone alla fame a causa delle azioni di una piccola cricca di personalità di rilievo”.
Secondo l’arcivescovo di Mombasa “l’accumulo individualistico incessante di ricchezze a scapito di un miliardo di persone che soffrono, può solo portare a un conflitto infinito”. Ci sarà la vera  pace  solo  quando  a  tutti  i  keniani “potranno essere garantiti i prodotti alimentari e le altre necessità di base”.
Il presule, insieme con i fratelli nell’episcopato del Kenya, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i missionari e tutte le componenti ecclesiali, condanna “con la massima, fermezza il silenzio” su questa crisi e la incapacità di prendere misure nei confronti di singoli individui corrotti che sono la fonte della crisi alimentare. La situazione che stanno patendo le popolazioni del Kenya è immorale e inaccettabile”.
L’arcivescovo di Mombasa rivolge un pressante appello al Governo perché “conduca una vera lotta alla corruzione e arresti le persone responsabili del racket del cibo. Non vi è alcuna giustificazione perché gli autori di questi odiosi reati economici non vengano arrestati e portati di fronte a un tribunale di diritto. Ciò servirà a dissuadere altri dal contare sull’impunità”.
Per uscire dalla crisi, che sta lacerando il tessuto sociale e le prospettive di bene comune e per dotare il Kenya di un’agricoltura il più possibile efficiente, il presule suggerisce alcune proposte concrete:  “È responsabilità del Governo intervenire e garantire che i prezzi delle materie prime di base, come la farina di granturco, siano accessibili a tutti. Questo può essere fatto rimuovendo le inutili tassazioni sui beni di prima necessità ed esercitando pressioni sulle compagnie petrolifere per ridurre i prezzi del carburante. È giunto il momento per il Governo di affrontare seriamente il problema a lungo termine dell’insufficiente produzione alimentare”.
E ancora suggerisce monsignor Lele:  “I nostri leader devono mettere in atto misure per sostenere gli agricoltori locali mediante l’introduzione di sovvenzioni agricole al fine di promuovere l’agricoltura. Queste misure porteranno a un aumento dei raccolti, ad accrescere le riserve nazionali di cibo e a far guadagnare al Paese valuta estera attraverso le esportazioni alimentari. Questo non è un sogno”.
L’arcivescovo, a questo punto, indica un esperienza socio-politica, dai risultati confortanti, di un Paese confinante:  ” Il Malawi, il nostro vicino dell’Africa meridionale, ha seguito questo percorso registrando un grande successo. Il Malawi – sottolinea il presule – ci ha dimostrato che quello che è necessario per garantire la sicurezza alimentare è la volontà politica e una leadership con una visione e priva di egoismo”.
Secondo l’arcivescovo di Mombasa “il ministero dell’Agricoltura può aumentare la produzione in regioni aride e semi-aride. Questo può essere fatto attraverso la fornitura di letame, l’irrigazione  e  informando  gli  agricoltori sulle opportune tecniche di allevamento”.
Ma i molti problemi del Kenya – conclude il documento – e in particolare quello alimentare, oltre la buona volontà dei governanti e le possibili soluzioni di ordine operativo, devono essere affrontati a partire dalla riscoperta della politica come servizio all’uomo, nel rispetto della sua dignità e delle sue attese di giustizia e di carità.

(©L’Osservatore Romano – 28 novembre 2008)

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