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Consigli per la mente di uomini seri

27 novembre 2008

di Marilena Amerise

“La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei”, il titolo del convegno che si è svolto ieri, 26 novembre, nel complesso monumentale di Santo Spirito. Un convegno promosso da Finmeccanica e dal Pontificio Consiglio della Cultura e che ha visto la presenza di illustri ospiti, quali il cardinale Tarcisio Bertone che ha rivolto alla nutrita assemblea il saluto iniziale.
Il perché di tale iniziativa, nata dalla collaborazione tra il Dicastero vaticano preposto alla cultura e uno dei più importanti gruppi nel settore dell’alta tecnologia, è stato spiegato da monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel suo discorso che ha concluso i lavori, pubblicato dal nostro giornale.
Finmeccanica sente Galileo come una figura capitale nella sua storia e per questo, in occasione dell’Anno internazionale dell’Astronomia nel 2009 e del sessantesimo anniversario della fondazione del gruppo, essa ha ritenuto opportuno partire da questa figura per far comprendere alla società che la ricerca scientifica non esaurisce le conoscenze su uomo e cosmo, ma deve aprirsi a un dialogo per cogliere la complessità del reale e delle domande ultime dell’esistenza.
Bisogna guardare al futuro con ottimismo nei riguardi dei rapporti tra scienza e fede in quanto “la scienza può purificare la religione dalla superstizione e la religione può purificare la scienza dai falsi assoluti”, ha ricordato monsignor Ravasi menzionando la lettera che nel 1988 Giovanni Paolo ii scrisse al gesuita George Coyne, presente all’incontro.
In tal senso, Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, ha dichiarato che “questo convegno sulla figura di Galileo Galilei, promosso da Finmeccanica in occasione del suo sessantesimo anniversario, vuole favorire una riflessione sulla relazione tra la scienza, che attraverso la ragione, l’intuizione e le sue conoscenze tecniche verifica ciò che è possibile e ciò che è impossibile in natura, e il mondo spirituale, che accompagna l’uomo nella sua ricerca del bene per sé e per l’umanità”.
La collaborazione tra Pontificio Consiglio della Cultura e Finmeccanica nella realizzazione di questo incontro è pertanto motivata dall’esigenza di portare avanti una riflessione sulle implicazioni etiche delle conoscenze scientifiche e della tecnica.
Esplicativo a questo proposito è il sottotitolo del convegno:  “Il valore e la complessità etica della ricerca tecno-scientifica contemporanea”, spiega monsignor Melchor Sánchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura, che ha seguito da vicino le fasi di realizzazione di questo evento. Sensibilizzare il mondo scientifico e l’opinione pubblica alle applicazioni della scienza e incentivare in tal modo, attraverso la dimensione etica, un dialogo tra scienza e religione e una riflessione sul rapporto con la fede è sembrato un tema di prioritaria importanza.
Non solo la scienza, ma anche le sue applicazioni e la tecnica suscitano dibattiti etico-filosofici nell’evidente impatto antropologico e sociale che richiede una adeguata considerazione da diversi punti di vista per evitare esclusivismi di ogni sorta che riducano tutto a necessità e tecnicismo o di contro tutto a miracolistico.
I relatori, moderati da Riccardo Chiaberge, hanno messo bene in luce questo aspetto che costituiva il tema conduttore dell’incontro. Edoardo Vesentini, matematico italiano, ha puntualizzato la figura di Galileo scienziato e si è quindi soffermato a illustrare la razionalità del metodo scientifico e in particolare il metodo galileiano. Ugo Amaldi, presidente della Fondazione per Androterapia oncologica, ha sottolineato che “I problemi scientifici, come quelli discussi sinora, sono soltanto una piccola frazione delle domande “generali” che gli uomini pongono e si pongono e che possono essere classificate in problemi scientifici, questioni filosofiche e quesiti esistenziali. Nel rispondere a tutte queste domande ciascun uomo impiega tre componenti di una stessa e unica ratio, dell’unico intelletto:  la razionalità scientifica – che risponde ai problemi scientifici, la ragione filosofica – che considera le questioni filosofiche, e la ragionevolezza sapienziale – che risponde ai quesiti esistenziali. Questa distinzione non è nominalismo, perché a ciascuna di queste componenti corrispondono oggetti, metodologie e criteri di verità diversi”.
A sua volta il gesuita George Coyne, direttore emerito della Specola Vaticana, ha tracciato una densa panoramica storica sulle leggi di natura e finalità nell’universo a partire dalla mitologia greca alla nascita della scienza moderna fino alla nuova fisica, arrivando alla conclusione che:  “È legittimo affermare che, da Platone a Newton, la controversia relativa alla parte che la matematica ha avuto nel giungere a una comprensione scientifica dell’universo si è dispiegata in una cornice religiosa. E oggi, dopo un periodo di quello che potrebbe essere definito “razionalismo ateo”, si sente di nuovo da parte degli scienziati il ritornello relativo allo scoprire “la mente di Dio””.
Dialogo tra scienza e la sua applicazione e fede, pur nella “casta custodia delle frontiere” che però non devono diventare cortine e nella consapevolezza che anche la teologia è una scienza propria con uso specifico della ragione, come ricordava monsignor Ravasi, che ha terminato l’incontro richiamando una significativa frase di Max Planck:  “Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno l’una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che vuole pensare seriamente”.

(©L’Osservatore Romano – 28 novembre 2008)

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