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La successione apostolica

26 novembre 2008

di Francesco Monterisi
Arcivescovo titolare di Alba marittima
Segretario della Congregazione per i vescovi
Segretario del Collegio cardinalizio

Esce in questi giorni un agile volume intitolato Verso le origini. Una genealogia episcopale (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2008, pagine 70, euro 8) per illustrare un aspetto dell’episcopato nella Chiesa, quello della successione apostolica. L’autore del libro è il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, che con tale pubblicazione ha voluto rendere omaggio ai vescovi ordinati nel corso dei trent’anni del suo episcopato, ricordando loro uno degli aspetti sempre da lui sottolineati nel corso delle varie cerimonie di ordinazione.
Nella seconda parte del volume il cardinale ha offerto un originale esempio della successione apostolica, e cioè l’elenco genealogico dei presuli da cui proviene il suo episcopato, partendo dal cardinale Antonio Samorè, che lo ordinò nel 1978 e risalendo al cardinale Clemente Micara, al cardinale Pietro Gasparri e così via indietro nel tempo, fino alla meta del Cinquecento, e cioè fino a quando si sono trovati dei documenti di ordinazioni episcopali negli archivi della Santa Sede o delle varie diocesi, in attesa di poter completare in futuro i dati esistenti.
Particolare risalto è stato dato dal cardinale Sodano alla scoperta di un felice collegamento con la genealogia dell’attuale Pontefice. “Ho avuto la gioia – scrive il porporato – di rilevare come la mia genealogia episcopale abbia un collegamento con quella di Sua Santità Benedetto XVI, a iniziare dal vescovo Carlo Rezzonico, vescovo di Padova, cardinale e poi Papa Clemente xiii. Da quella data del 1743 la mia genealogia segue identica a quella dell’attuale Sommo Pontefice, fermandosi poi ambedue al Cardinale Scipione Rebiba, alla metà del 1500”.
Subito appresso nel volume il cardinale riporta l’elenco dei 62 vescovi da lui ordinati nel corso dei trent’anni di episcopato, a iniziare dal primo vescovo ordinato in Cile, il 17 aprile 1982, fino all’ultimo ordinato in Vaticano, il 23 novembre 2006. Tale ricordo vuole essere un omaggio ai vescovi ordinati dal cardinale Sodano e per loro l’invito a rafforzare i vincoli di comunione con il Capo del collegio episcopale, il Papa. Nel ricordare i vescovi a cui il cardinale decano ha imposto le mani, dalle righe traspare l’emozione per la gioia rinnovata ogni volta e il ricordo commovente della prima e dell’ultima ordinazione episcopale. Il primo vescovo ordinato dal cardinale Sodano fu monsignor Juan Bautista Herrada Armijo, un mercedario missionario. Al riguardo, il cardinale scrive:  “Ricordo come fosse ora l’emozione che provai dopo aver imposto le mani ad un Successore degli Apostoli, chiamato a portare il Vangelo di Cristo nella grande regione di quella pre-cordigliera andina. Era il 17 aprile del 1982. Sono passati ormai molti anni da quel giorno, ma mi è sempre ben presente la fede di quella gente umile dell’altipiano cileno, come dei numerosi operai che là lavorano nelle grandi miniere di rame esistenti in quella regione”. Anche l’ultima ordinazione presieduta da segretario di Stato, fu di un missionario, monsignor Janusz Kaleta, amministratore apostolico di Atyrau, nel Kazakistan. “Era il 23 novembre del 2006 – scrive il cardinale Sodano – e nella maestà della basilica di San Pietro avevo la gioia di chiamare a far parte del collegio episcopale un’altra figura di vescovo missionario, per annunziare nella lontana terra kazaka, il Vangelo di salvezza”.
Dalle pagine del libro traspare l’amore del cardinale Sodano per il sacramento dell’episcopato, e l’intensità con la quale egli ha trasmesso ai nuovi eletti l’amore per la Chiesa, alla quale venivano vincolati più strettamente, entrando nella successione apostolica. L’autore ricorda poi proprio come nelle omelie tenute nel corso delle varie ordinazioni episcopali, egli abbia sempre cercato di mettere in risalto l’aspetto della successione apostolica, che riporta ogni vescovo alle origini della Chiesa e a quel Collegio Apostolico, che fu costituito da Cristo per la diffusione del suo Vangelo nel mondo intero.
Circa poi i vari modi di presentare tale successione apostolica, il cardinale Sodano, nella prima parte del libro, cita le discussioni nate al riguardo, e cioè se tale successione si debba intendere in modo personale o collegiale o in ambedue i modi.
In particolare, il cardinale Sodano si sofferma sulla ricerca fatta dal teologo francescano Umberto Betti (ora cardinale) sulle varie posizioni manifestate dai Padri presenti nel concilio Vaticano ii durante l’esame del terzo capitolo della costituzione Lumen gentium. È la ricerca ben esposta dal padre Betti nel suo libro La dottrina sull’Episcopato del concilio Vaticano ii (Roma, Edizioni dell’Ateneo Antoniano, 1984). Il teologo però concludeva che, qualunque sia il modo di presentare la successione apostolica, rimane la verità fondamentale che il ministero episcopale è la continuazione del ministero apostolico. Questa è anche la conclusione a cui giunge il cardinale Sodano nel suo scritto. Interessanti sono poi alcune considerazioni esposte sulla missione episcopale, sul loro comune impegno apostolico, come sull’unità che deve esistere fra i vescovi di tutto il mondo.
In realtà, il lungo anello che ricongiunge i vescovi agli apostoli e, quindi, a Cristo è un richiamo all’unità verticale dell’episcopato. Da tale realtà – ricorda l’autore – discende poi l’esigenza dell’unità orizzontale, dei vescovi fra di loro, in quanto facenti parte dell’unico collegio episcopale, che è succeduto al collegio apostolico. E a questo punto il cardinale si sofferma sull’insegnamento del vescovo martire san Cipriano di Cartagine, che già nel iii secolo parlava di un episcopato uno ed indiviso, dicendo:  Episcopatus unus est, cuius a singulis in solidum pars tenetur (“l’episcopato è uno solo e di esso i singoli ne tengono in solido una parte”).
Dall’unità dei vescovi fra di loro, l’autore del libro passa poi a sottolineare l’unità che deve esistere fra il vescovo ed i suoi presbiteri, con i quali il vescovo condivide il dono dell’unico sacerdozio di Cristo.
Vescovi e presbiteri agiscono, infatti, in persona Christi e ciascuno nel suo grado è maestro, sacerdote e pastore, come ben indicato nel n. 28 della costituzione Lumen gentium del concilio Vaticano ii. A tale riguardo il cardinale Sodano cita pure la nota Esortazione apostolica Pastores dabo vobis, là ove il compianto Giovanni Paolo II scriveva che “il ministero ordinato ha una radicale forma comunitaria e può essere assolto solo come un’opera collettiva” (n. 17). Quest’insistenza dell’autore del libro sull’esigenza dell’unità ecclesiale corrisponde pure al motto del suo episcopato:  Ut unum sint, “che tutti siano una cosa sola”!
Il volume si conclude poi con un ricordo della preghiera del pontificale romano per l’ordinazione episcopale. È una preghiera che era già in uso a Roma verso il 215, come appare dalla storia della liturgia. È una preghiera che ben sintetizza la visione esistente fin dalle origini della Chiesa sulla natura dell’episcopato.
Gli aspetti della successione apostolica, così come sono esposti nel libro del cardinale Sodano, susciteranno certamente nel lettore il desiderio di ampliarne e approfondirne la ricerca e anche una maggior stima e considerazione dell’episcopato.

(©L’Osservatore Romano – 26 novembre 2008)

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