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Il cardinale Tarcisio Bertone nella cattedrale di Agrigento

24 novembre 2008

La recessione economica non limiti la carità e la generosità verso i più bisognosi. Lo ha raccomandato il cardinale Tarcisio Bertone ai fedeli di Agrigento, domenica 23 novembre, durante la celebrazione della messa nella cattedrale dedicata a san Gerlando.
Il segretario di Stato, ad Agrigento per il conferimento della cittadinanza onoraria e per l’assegnazione del premio internazionale Empedocle per le scienze umane (ne riferiamo nelle pagine culturali), ha presieduto la concelebrazione eucaristica per la riapertura al culto dell’antica cattedrale, fatta costruire nell’xi secolo proprio dal santo Patrono.
Durante l’omelia il cardinale si è soffermato in modo particolare sulla necessità di riflettere sul modo di fare carità in un contesto di crisi come quello attuale. Non è facile, ha detto, perché la recessione economica comporta sempre più forti preoccupazioni nella gente, e, nel contempo, allunga la lista dei bisognosi. Oltre a ciò “restano – ha aggiunto – da salvaguardare ad ogni costo alcune priorità legittime:  prima – si suole dire – debbo pensare ai miei, alla mia famiglia, al prossimo più prossimo; poi ci sono gli altri. Ma dopo che ho pensato ai miei, rimangono ancora tempo e risorse per gli altri, per quel poi? Come al solito Gesù nel Vangelo non offre risposte preconfezionate per i singoli problemi della vita, né pretende sostituirsi alla nostra coscienza responsabile. Tanti sarebbero certamente gli interventi da compiere e non tutto si può fare, ma ciò che conta è che ogni nostra azione esprima con chiarezza l’orientamento di fondo che deve animare la nostra vita:  non l’interesse egoistico, ma la generosità e l’amore. Alla fine della vita, diceva san Giovanni della Croce, saremo giudicati sull’amore”.
Come modello di comportamento il cardinale ha offerto proprio l’esemplarità di san Gerlando pronto ad andare incontro ai fratelli e specialmente a chi è in difficoltà, allora fin d’ora “è benedetto”, perché si fa prossimo “a uno di questi piccoli”. Il cardinale ha anche citato il celebre romanziere, A.J. Cronin “il quale diceva che “il paradiso e l’inferno sono nel cavo della mano”:  per chi semina amore, già qui è paradiso; per chi semina odio e violenza, già qui è inferno. Le scelte pratiche in una direzione piuttosto che nell’altra “separano” e giudicano coloro che le attuano. Così la concreta e semplice prassi dell’amore del prossimo si rivela amore per Cristo”. La scelta per i poveri, con i quali Gesù stesso si identifica, “è scelta evangelica, è adesione di vita a Cristo, anche in maniera indipendente dal grado di consapevolezza di chi la opera”. Tuttavia “occorre subito aggiungere che l’amore del prossimo – per essere realmente quello di Gesù – deve alimentarsi alla comunione con Dio, al suo amore per noi. L’autentico testimone della carità deve poter dire, insieme all’apostolo Giovanni:  “Ciò che noi abbiamo contemplato, ossia il Verbo della vita, noi lo annunciamo a voi!””. Il cardinale ha concluso la sua omelia rivolgendo lo sguardo verso “Colei che è la Madre in persona, la Beata Vergine Maria, che ha portato in grembo il Re dell’universo e che, associata alla sua morte redentrice, è diventata la madre di tutti i credenti”.
All’inizio dell’omelia il cardinale Bertone si era reso interprete del saluto di Benedetto XVI ed aveva assicurato la sua particolare vicinanza alla popolazione agrigentina. Hanno concelebrato l’arcivescovo Francesco Montenegro, vescovi giunti dalle altre diocesi siciliane, i sacerdoti diocesani. Erano presenti centinaia di fedeli e numerose autorità cittadine.

(©L’Osservatore Romano – 24-25 novembre 2008)

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