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La vittoria verrà. La visione mariana del profeta polacco

23 novembre 2008

di StanisLaw Zimniak
Membro dell’Istituto Storico Salesiano di Roma

La figura eminente del cardinale August Hlond (1881-1948) – salesiano di don Bosco, primo vescovo di Katowice, primate della Chiesa cattolica in Polonia e fondatore della Società di Cristo per i Polacchi all’estero (Societas Christi pro Emigrantibus), nonché rifondatore della Congregazione dei Fratelli del Cuore di Gesù – può essere misurata con gli eccellenti frutti pastorali e spirituali prodotti dalla sua profezia sulla futura vittoria della Chiesa, invocata per l’intercessione della Santissima Vergine Maria. Una profezia pronunziata sul letto di morte il 22 ottobre 1948 – era il giorno in cui si ricordava la Madonna della Buona Morte – nel contesto storico dei grandi sconvolgimenti politici, sociali e culturali che avvenivano nel cuore dell’Europa, quando il comunismo sovietico marciava vittorioso verso l’Europa occidentale e conquistava vari Paesi oltre i confini del vecchio continente, mentre alla Polonia, privata di qualunque sostegno dell’occidente, dal 1944 veniva imposto il regime marxista per l’esplicita volontà di Mosca. Alla maggioranza dei polacchi sembrava che la catastrofe definitiva fosse giunta, seppellendo per sempre la speranza nella vittoria della libertà.
Proprio in quel momento, inaspettatamente morì il primate di Polonia. Morì la persona alla quale si rivolgevano tutti i polacchi, sia i cattolici sia i non credenti onestamente preoccupati per il destino del proprio Paese. La morte del primate Hlond, che in quel momento storico era l’unico sicuro punto di riferimento agli occhi della società disorientata, causò un enorme sgomento. L’autorevolezza, la mano sicura nella guida della Chiesa e la capacità di indicare nuove soluzioni senza mettere mai a rischio i valori fondamentali della fede cattolica, gli erano universalmente riconosciute. Di questo dava conferma il suo successore all’ufficio primaziale, il cardinale Stefan Wyszynski (1903-1981) – passato alla storia come “il primate del millennio” – nella lettera che scrisse il 6 gennaio 1949 per il suo insediamento, appena tre mesi dopo la morte del cardinale Hlond, in cui dichiarava:  “Con la morte prematura, eppure tanto edificante e sacerdotale, del primate di Polonia cardinale August Hlond di venerata memoria, non soltanto quelle arcidiocesi che gli erano votate sono rimaste prive del loro pastore; alla nazione intera è venuto a mancare il simbolo visibile della propria unità religiosa. (…) Siamo colpiti dalla grandezza della vita e dagli atti potenti compiuti da questo protagonista della storia, da un uomo che ha saputo accrescere la gloria della Chiesa e aggiungere lustro alla Polonia. Quando, nei giorni del nostro lutto, tutto il mondo ha chinato la fronte davanti al grande figlio della Chiesa, lo ha fatto per venerare la sua fede incrollabile, il coraggio indomito, l’amore devoto, l’operosità instancabile e tutte le virtù che Egli aveva messo al servizio di Dio, Padre Altissimo delle nazioni, e a quello della cattolica terra polacca. Oggi noi rendiamo il dovuto omaggio di rispetto e venerazione al nostro defunto primate, nel desiderio che la Sua grande vita diventi per noi un modello e un faro, il cui raggio luminoso ci guiderà lungo il nostro cammino”.

“Il primate del millennio”

L’auspicio espresso dal primate Wyszynski, che la vita del suo predecessore diventasse modello e luce per un futuro tanto incerto, si riferiva alle nuove sfide da affrontare, in particolare a quella dell’ateismo che veniva imposto in tutte le sfere della vita sociale e culturale dal regime comunista. Per cui nella profezia, interpretata anche come una sorta di testamento del primate Hlond, Wyszynski vide una ispirazione per il programma pastorale da mettere in pratica. Uno dei punti più importanti del progetto apostolico del successore di Hlond era, nel 1966, la preparazione di un grande avvenimento:  il millennio del Battesimo della Polonia. Lo annunciò egli stesso a Roma il 22 ottobre 1962, ai primi inizi del concilio Vaticano ii:  “Il cardinale morente a Varsavia aveva annunciato che la vittoria, quando verrà, sarà la vittoria della Madre Santissima. Aveva detto che bisognava portare la Polonia a celebrare la ricorrenza del millennio del Battesimo cantando l’inno Bogurodzico Dziewico, Bogiem slawiena Maryjo… (inno religioso medioevale, rivolto alla Madre di Dio – Theotòkos – per implorare la sua intercessione presso il Figlio). I vescovi polacchi hanno assunto questa esortazione del cardinale agonizzante a loro programma e dovere. Pertanto, immedesimandoci con questi pensieri e desideri del defunto pastore, noi vescovi polacchi conduciamo la nostra patria alle porte del millennio seguendo Maria di Jasna Góra, la Regina della Polonia. Crediamo profondamente che la vittoria verrà!”. Sono state, dunque, queste parole a infondere nel clero e nella popolazione la forza, il coraggio, e soprattutto – sorprendendo e persino spaventando il regime comunista – la ferma volontà di resistere all’ideologia atea e di moltiplicare gli sforzi per un lavoro pastorale innovativo e per un’azione evangelizzatrice più radicale.
Due anni dopo, benedicendo il monumento dedicato a Hlond, il primate Stefan Wyszynski riconfermava ancora più esplicitamente l’importanza decisiva del testamento del suo predecessore per la preparazione pastorale della Polonia al millennio del suo Battesimo. Disse infatti: Oggi stiamo portando la nazione nel “nuovo millennio della fede” guidati dalla Madonna di Jasna Góra. Ma non dovete pensare, miei cari, che nel farlo stiamo realizzando intenzioni soltanto nostre. Ho letto queste parole del cardinale morente che diceva:  “Io me ne andrò, ma verranno altri che continueranno la mia opera”. Vi dico, figli miei diletti, che io, suo indegno successore alla sede primaziale, penso sempre di continuare non la mia, ma la sua opera, di realizzare non i miei, ma i suoi programmi e progetti. Mi ritengo esecutore del suo testamento spirituale. (…) Le idee guida del lavoro che prepara la nazione al millennio del suo Battesimo vengono dal cuore del morente cardinale August Hlond. (…) Desidero assicurarvi, amatissimi fratelli sacerdoti e dilettissimi figli di Dio, che io e i vescovi polacchi stiamo continuando la sua opera. Per questo ci avviciniamo alle porte del nuovo millennio seguendo la Santissima Vergine! Il cardinale primate morente ci ha impegnato a questo con le seguenti, speciali parole:  “Luctamini cum fiducia! Sub patrocinio Beatae Mariae Virginis laborate“. (…)”.
Quando benedisse il fonte battesimale del millennio, il 31 maggio 1965, lo stesso primate pronunciò un discorso in cui tornava di nuovo sul significato e sull’importanza capitale del testamento del suo predecessore, che chiamò addirittura un “profeta polacco”. “Cari figlioli” – disse in quell’occasione – “vi ringrazio per i grandi mazzi di fiori di cui mi avete colmato anche troppo. Li porterò alla cattedrale di Varsavia. Una parte andrà a ornare la tomba del nostro predecessore, cardinale August Hlond di venerata memoria. Il motivo ve lo dico subito. È perché è stato lui a dire che “la vittoria, quando verrà, sarà la vittoria della Madre Santissima”. Io sono soltanto esecutore del suo programma. Sto lavorando perché questa vittoria s’avveri e perché sia la vittoria della Madre Santissima. La vittoria verrà, è sarà la Sua vittoria. Ecco perchè i vostri fiori saranno portati sulla tomba di questo profeta polacco che, con gli occhi che si stavano spegnendo, con le labbra ormai esangui, prediceva la vittoria della Madre Santissima. Pregate perché le forze non mi vengano meno, perché io possa contribuire a questa vittoria. Ma anche tutti voi state collaborando a quest’opera”.
L’artefice principale della novena per il millennio del Battesimo della Polonia (1966), fu, senza dubbio, il primate Wyszynski, con il pieno appoggio dell’episcopato polacco, specialmente da parte dell’arcivescovo metropolita di Cracovia, Karol Wojtyla. La novena, il pellegrinaggio dell’immagine della Madonna Nera di Czestochowa per tutto il Paese con le soste in tutte le parrocchie e tutte le famiglie cattoliche per una giornata di adorazione e preghiera, furono indubbiamente i più grandi eventi dell’azione evangelizzatrice della nazione polacca nella seconda metà del Novecento. L’iniziativa diede copiosi e bellissimi frutti, portando i polacchi a rinnovarsi moralmente e a riscoprire l’identità cristiana propria e del Paese. Questi eventi trovarono anche una rilevante eco internazionale. Tutto questo grazie al pellegrinaggio della sacra icona, concepito in forza della profezia del servo di Dio cardinale Hlond. Tanto è vero che, ovunque andasse la sacra immagine, vi si parlava della vittoria che sarebbe stata riportata grazie all’intervento materno di Maria presso Gesù. Si citavano di continuo, quindi, per rincuorare e incoraggiare i fedeli, le parole del cardinale Hlond.
Si noti che l’azione pastorale messa in atto dal primate Wyszynski fu fortemente osteggiata dal regime comunista. Addirittura, le autorità marxiste ricorsero all’atto brutale di sequestrare l’immagine della Madonna Nera. Però nemmeno questo impedì l’emozionante vittoria di Maria che stava trasformando la popolazione polacca con ripercussione benefiche nel mondo.

L’elezione di Wojtyla alla Cattedra di Pietro

Il primate Wyszynski interpretò l’elezione del cardinale Karol Wojtyla a successore di Pietro come il coronamento della profezia sulla vittoria mariana contro l’ateismo marxista, non solo in terra polacca, ma ben oltre i suoi confini. La chiamata del metropolita di Cracovia – pastore mariano per eccellenza, agli occhi del cardinale Wyszynski – ad assumere il servizio petrino, fu per quest’ultimo la conferma decisiva della vittoria di Maria, profetizzata dal servo di Dio cardinale Hlond.
Il cardinale Stefan Wyszynski si espresse in tal senso nella omelia La profetica visione della Madonna Vincitrice, tenuta dopo l’elezione del cardinale Wojtyla, il 21 ottobre 1978 a Roma. In essa dichiarava:  “(…) Sin dall’inizio, dal momento in cui sono stato chiamato alle sedi di Gniezno e Varsavia, ho preso a cuore il testamento lasciato dal morente cardinale Hlond:  “La vittoria, quando verrà, sarà la vittoria della Madre Santissima””. E proseguiva, pensando alla profonda devozione mariana del neoeletto Giovanni Paolo II:  “Parlando con tutta l’umiltà, la vittoria è fatta! Nella Sede Petrina siede un Papa Mariano. (…) Quindi, la vittoria della Santissima Madre è davvero venuta”.
Nella stessa omelia il cardinale Wyszynski volle evidenziare la provvidenziale coincidenza delle date. Giovanni Paolo II inaugurava il suo pontificato nella ricorrenza della morte del cardinale Hlond. Rimarcava, infatti:  “Sono passati trent’anni dalla visione apocalittica che videro gli occhi di August cardinale Hlond, primate di Polonia, mentre egli moriva a Varsavia. Nella sua profetica visione aveva detto:  “Lottate sotto la protezione della Beata Vergine Maria. La vittoria, quando verrà, sarà la vittoria della Madre Santissima”. Trent’anni dopo, lo stesso giorno della sua morte, consegneremo a Dio e alla Chiesa un Figlio della terra polacca, divenuto Vicario di Cristo e Successore di Pietro. Davanti alla Basilica di San Pietro, con la sua sublime facciata come sfondo, avrà luogo la solenne cerimonia d’inaugurazione del governo e del servizio di Giovanni Paolo II, già Karol cardinale Wojtyla, arcivescovo di Cracovia”. In effetti, il servo di Dio cardinale Hlond morì il 22 ottobre verso le 10.30, e l’inaugurazione del pontificato del Papa Giovanni Paolo ebbe luogo il 22 ottobre alle ore 10:  potrebbe sembrare una semplice coincidenza, o anche qualcosa che va oltre, lasciando intravedere la mano provvidenziale del Signore.
Lo stesso Giovanni Paolo II diverse volte ha fatto riferimento a Hlond nei suoi interventi. Per esempio, ne parlò nel corso del secondo viaggio apostolico in Polonia, scegliendo il posto più indicato, cioè il santuario mariano di Jasna Góra (Czestochowa), dove “batte il cuore” della fede dei polacchi. In quell’occasione il Papa riconobbe nella profezia del servo di Dio cardinale August Hlond il motivo alla base del proprio affidamento totale a Maria, da essa animato e plasmato. Nel discorso Affido a Te, o Maria, tutto ciò che è mio:  questa terra, questa gente, questo retaggio, pronunciato domenica 19 giugno 1983 alle ore 21 – si tenga presente il momento storico:  mentre si festeggiava il 600° anniversario del santuario Mariano di Jasna Góra, nel Paese vigeva la legge marziale introdotta dal generale Wojciech Jaruzelski, e la visita papale avveniva dopo l’attentato del 13 maggio 1981 – Giovanni Paolo II disse:  “Infine, o Madre di Jasna Góra, sono venuto qui, per dirTi ancora una volta:  “Totus tuus”! Sono, o Madre, tutto Tuo, e tutto ciò che è mio è Tuo! (…). Una cosa ancora. Il 13 maggio sono passati due anni da quel pomeriggio in cui mi hai salvato la vita. Questo è accaduto in Piazza San Pietro. Lì, durante l’udienza generale, è stato puntato verso di me un colpo, che doveva privarmi della vita. Lo scorso anno il 13 maggio sono stato a Fatima, per ringraziare e affidare. Oggi desidero qui, a Jasna Góra, lasciare come ex voto un segno visibile di quest’avvenimento, la fascia della tonaca bucata dalla pallottola. Il Tuo grande veneratore, il cardinale August Hlond, primate di Polonia, sul letto di morte pronunciò queste parole:  “La vittoria – quando verrà – verrà per mezzo di Maria””.
A riprova di quanto profondamente sia penetrata questa profezia del primate Hlond nell’animo del Papa, riportiamo un brano del suo testamento:  “Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il primate della Polonia Card. Stefan Wyszynski mi disse “Il compito del nuovo Papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio”. Non so se ripeto esattamente la frase, ma almeno tale era il senso di ciò che allora sentii. Lo disse l’uomo che è passato alla storia come primate del millennio. Un grande primate. Sono stato testimone della sua missione, del suo totale affidamento, delle sue lotte, della sua vittoria”.
I padri paolini, custodi del Santuario della Madonna Nera di Jasna Góra, nel desiderio di perpetuare la radicata convinzione popolare della santità dell’amato primate Hlond e delle altre due grandi personalità della Chiesa, cioè del cardinale Stefan Wyszynski e del Papa Giovanni Paolo II, hanno collocato nella seconda sezione della cappella che ospita la veneratissima icona della Madonna Nera, nel “cuore” stesso della Polonia cristiana, tre vetrate a colori:  quella centrale raffigura Giovanni Paolo II, le altre due, laterali, contengono, rispettivamente, l’immagine del cardinale August Hlond – con impresse le parole della sua profezia – e quella del cardinale Stefan Wyszynski. Tutti e tre hanno molte cose in comune, ma sono uniti soprattutto dalla loro incrollabile fede nell’intercessione di Maria nella storia della salvezza dell’umanità.

Conclusione

Il crollo del comunismo è un dato storico. Alla sua caduta hanno contribuito, senz’altro, molte persone. In Polonia, questi tre servi di Dio sono indubbiamente da annoverare tra gli artefici più eminenti della fine del comunismo. La loro influenza non può essere circoscritta alla sola Polonia, perché i loro nomi risuonano nel mondo intero. È stato un processo di cambiamenti pacifici, coronato dalla caduta del muro di Berlino nel 1989. Tanto è vero che, recatosi nella Repubblica Ceca, Giovanni Paolo II poté sentire il Presidente Vaclav Havel parlare con grande commozione e gratitudine di un “miracolo”. Senza cadere in esagerazioni, nella pacifica trasformazione dell’Europa dell’est è possibile davvero vedere un “miracolo” in qualche modo attribuibile anche al servo di Dio cardinale Hlond, giacché fu lui a trasmettere la salda fede nell’intercessione della Beata Vergine Maria al suo successore cardinale Wyszynski e questi, a sua volta, al metropolita di Cracovia divenuto poi Giovanni Paolo II.
In epilogo si riferiscono qui le sue parole, rimaste sconosciute fino a poco tempo fa. Il 10 gennaio 1948 il primate scrisse una lettera al vescovo di Rovereto, Giuseppe Cognata (1885-1972). “La ringrazio, eccellenza, del ricordo della Polonia. Essa è (in) primissima linea. Magnifica ne è la resistenza spirituale. Voglia continuare a raccomandarci all’Immortale Re dei tempi alla Sua onnipotente Madre, la dolce Ausiliatrice dei Cristiani. Vedremo avvenimenti più grandi di Lepanto e di Vienna”.
(©L’Osservatore Romano – 23 novembre 2008)

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