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Al seminario di Liverpool l’intervento dell’arcivescovo Agostino Marchetto

22 novembre 2008

Liverpool, 21. Adeguare le strutture pastorali per renderle idonee a garantire la comunione tra gli agenti pastorali e le gerarchie ecclesiali locali nell’azione rivolta a favore dei migranti:  è l’impegno che l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, rivolge alla comunità cattolica nel suo intervento al seminario in corso a Liverpool, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa e dal Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar, che riunisce i vescovi per riflettere sul tema “Ero straniero e mi avete accolto. Le migrazioni, nuovo spazio di evangelizzazione e solidarietà”. L’incontro si concluderà il 23 novembre con la pubblicazione di un documento finale.
Il presule sottolinea il pensiero ricordando che il fenomeno migratorio, nella sua complessità, richiede un affinamento dell’azione evangelica nei confronti degli stranieri, che deve partire in primo luogo proprio da una maggiore efficienza delle strutture locali e da un più forte legame tra tutti coloro che sul territorio operano per accogliere e assistere spiritualmente e materialmente gli immigrati.
Il presule afferma che l’attuale fenomeno delle migrazioni, costituisce il più grande movimento di persone in tutta la storia. Sulla base di questo presupposto, ribadisce l’arcivescovo, si impone per tutti i cattolici “l’obbligo pastorale e di fatto il dovere, di promuovere un’azione che sia fedele alla tradizione ecclesiale e, al contempo, aperta a nuovi sviluppi di strutture pastorali”. “Questo significa – aggiunge il presule – rendere queste strutture atte a garantire la comunione tra specifici agenti pastorali e gerarchie locali, che svolgono un ruolo vitale nella sollecitudine pastorale dei migranti, dei quali hanno una responsabilità fondamentale”.
Il segretario del Pontificio Consiglio sottolinea che il quadro migratorio va visto in un’ottica nuova dal punto di vista delle componenti religiose. Infatti, monsignor Marchetto, precisa che “la forma delle migrazioni attuali, così come lo sviluppo dell’ecumenismo, esorta a una visione ecumenica di questo fenomeno per la presenza, in aree tradizionalmente cattoliche, di numerosi migranti cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica. E anche il dialogo interreligioso, svolge un ruolo a motivo del numero crescente di immigrati che appartengono ad altre religioni, specialmente i musulmani”.
La necessità di adeguare la pastorale all’odierna prolificazione dei flussi migratori è del resto ricordata in altri interventi di presuli in occasione del seminario, che si concluderà il 23 novembre. Peraltro l’esigenza è posta in rilievo dall’Istruzione Erga migrantes caritas Christi, pubblicata dallo stesso Pontificio Consiglio e citata dall’arcivescovo nella sua relazione assieme ad altri documenti.
La riqualificazione dell’azione, secondo l’arcivescovo, passa anche attraverso una migliore formazione degli operatori religiosi e laici. Il presule osserva:  “La situazione delle persone che sono costrette a migrare esige con urgenza che sacerdoti, religiosi e laici, vengano adeguatamente preparati per questo specifico apostolato che richiede, sin dall’inizio, che la formazione nei suoi molteplici aspetti, nei seminari e nei vari noviziati per i futuri sacerdoti, sia rivolta ai problemi sollevati dalla sollecitudine pastorale per i migranti”.
Nell’illustrare le specifiche azioni da svolgere in base alle diverse tipologie di migranti (ad esempio, rifugiati per motivi politici, lavoratori) il presule tra l’altro analizza la situazione dei giovani che risiedono in Paesi stranieri per motivi di studio. A tale scopo, l’arcivescovo menziona alcune cifre, che evidenziano l’ampiezza dell’interscambio culturale. Nel solo 2006 gli studenti stranieri sono stati calcolati in 2.400.000. Essi provengono prevalentemente dall’Asia e dall’Europa e, la principale meta di studi, restano gli Stati Uniti. In questo contesto, monsignor Marchetto ha evidenziato che “la missione della Chiesa è quella di accompagnare con cura e di vigilare sui giovani che sono studenti e vivono in una particolare situazione all’estero; e, al loro ritorno, fare lo stesso, nel processo di integrazione nella Chiesa e nella società di origine”.
A intervenire, tra gli altri, al seminario è il vescovo di Sigüenza-Guadalajara, José Sánchez González. Nella relazione, prendendo a riferimento la stessa Istruzione Erga migrantes caritas Christi, pone in luce l’impegno a dare una risposta aggiornata alle sollecitudini dei migranti con l’amore di Cristo. “In considerazione dell’attuale situazione dei migranti – dichiara il presule – l’unica risposta adeguata che la Chiesa può dare e l’unica motivazione e origine, l’unico motore e “leitmotiv” della pastorale per queste persone, può essere soltanto l’amore di Cristo”. E specifica:  “Essi non sono un gruppo omogeneo, né per religione, lingua, cultura, rito, tradizione cristiana né per altro. Avendo la missione di portare a tutti gli esseri umani la buona novella del Vangelo, considerandoli sorelle e fratelli indipendentemente dalla loro origine, appartenenza e situazione, con parole e fatti la Chiesa e, perfino la Chiesa locale, deve trasmettere a tutti i migranti l’amore di Cristo”. E conclude:  “Questo è l’orientamento previsto dall’Istruzione Erga migrantes caritas Christi”.
Il vescovo porta anche esempi pratici della missione nel suo Paese, la Spagna. Ad esempio l’arcidiocesi di Madrid dispone di una particolare organizzazione per i molti stranieri in città, ovvero delle Capellanías. Ognuna di queste, spiega il presule, ha la sua sede presso una parrocchia diversa. In determinati orari vi si celebrano le funzioni liturgiche, ma sempre insieme ai fedeli spagnoli.
Alcune esperienze di pastorale specifica per studenti migranti sono, invece, descritte nella relazione del vescovo ausiliare di Wien, Franz Scharl. Da più di quattro anni, tra l’altro, il Politecnico nella capitale dell’Austria offre un gruppo di conversazione, in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali dello stesso istituto. A seconda della composizione del gruppo vengono affrontati anche argomenti religiosi.
Infine, altro esempio, le strutture ecclesiali offrono assistenza amministrativa specifica:  in pratica si offre un aiuto per la presentazione della prima domanda di permesso di soggiorno o di proroga, poi per l’ammissione allo studio. Tra gli aspetti fondamentali da considerare nell’azione pastorale, secondo il presule, c’è quello di favorire manifestazioni a favore del dialogo, organizzando regolari occasioni di incontro tra i giovani.

(©L’Osservatore Romano – 22 novembre 2008)

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