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SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO: Omelia del Santo Padre

1 gennaio 2008

Cari fratelli e sorelle!

Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana;
lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per
intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre
famiglie, per le nostre città, per il mondo intero. Con questo auspicio saluto
tutti voi qui presenti ad iniziare dagli illustri Ambasciatori del Corpo
Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, convenuti a questa celebrazione in
occasione della Giornata Mondiale della Pace. Saluto il Cardinale Tarcisio
Bertone, mio Segretario di Stato, il Cardinale Renato Raffaele Martino e tutti i
componenti del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Ad essi sono
particolarmente grato per il loro impegno nel diffondere il

Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace
, che quest’anno ha come tema:
Famiglia
umana, comunità di pace
“.

La pace. Nella prima Lettura, tratta dal Libro dei Numeri, abbiamo ascoltato
l’invocazione: “Il Signore ti conceda pace” (6,26); il Signore doni pace a
ciascuno di voi, alle vostre famiglie, al mondo intero. Tutti aspiriamo a vivere
nella pace, ma la pace vera, quella annunciata dagli angeli nella notte di
Natale, non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è
innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo,
impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del
Signore. Quest’anno, nel

Messaggio per l’odierna Giornata Mondiale della Pace
, ho voluto porre in
luce lo stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della pace
nel mondo. La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna,
è “culla della vita e dell’amore” e “la prima e insostituibile educatrice alla
pace”. Proprio per questo la famiglia è “la principale ‘agenzia’ di pace” e “la
negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità
dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace” (cfr nn. 1-5). Poiché poi
l’umanità è una “grande famiglia”, se vuole vivere in pace non può non ispirarsi
a quei valori sui quali si fonda e si regge la comunità familiare. La
provvidenziale coincidenza di varie ricorrenze ci sprona quest’anno ad uno
sforzo ancor più sentito per realizzare la pace nel mondo. Sessant’anni or sono,
nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rese pubblica la
“Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”; quarant’anni fa il mio
venerato Predecessore Paolo VI celebrò la

prima Giornata Mondiale della Pace
; quest’anno inoltre ricorderemo il 25°
anniversario dell’adozione da parte della Santa Sede della “Carta
dei diritti della famiglia
“. “Alla luce di queste significative ricorrenze –
riprendo qui quanto ho scritto proprio a conclusione del Messaggio – invito ogni
uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza
all’unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra
rispecchi sempre più questa convinzione da cui dipende l’instaurazione di una
pace vera e duratura”.

Il nostro pensiero si volge ora naturalmente alla Madonna, che oggi
invochiamo come Madre di Dio. Fu il Papa Paolo VI a trasferire al primo gennaio
la festa della Divina Maternità di Maria, che un tempo cadeva l’11 di ottobre.
Prima infatti della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, nel primo
giorno dell’anno si celebrava la memoria della circoncisione di Gesù nell’ottavo
giorno dopo la sua nascita – come segno della sottomissione alla legge, il suo
inserimento ufficiale nel popolo eletto – e la domenica seguente si celebrava la
festa del nome di Gesù. Di queste ricorrenze scorgiamo qualche traccia nella
pagina evangelica che è stata poco fa proclamata, in cui san Luca riferisce che
otto giorni dopo la nascita il Bambino venne circonciso e gli fu posto il nome
di Gesù, “come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel
grembo della madre” (Lc 2,21). Quella odierna pertanto, oltre che essere
una quanto mai significativa festa mariana, conserva pure un contenuto
fortemente cristologico, perché, potremmo dire, prima della Madre, riguarda
proprio il Figlio, Gesù vero Dio e vero Uomo.

Al mistero della divina maternità di Maria, la Theotokos, fa
riferimento l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. “Quando venne la pienezza
del tempo, – egli scrive – Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la
legge” (4,4). In poche parole troviamo sintetizzati il mistero dell’incarnazione
del Verbo eterno e la divina maternità di Maria: il grande privilegio della
Vergine sta proprio nell’essere Madre del Figlio che è Dio. A otto giorni dal
Natale trova pertanto la sua più logica e giusta collocazione questa festa
mariana. Infatti, nella notte di Betlemme, quando “diede alla luce il suo figlio
primogenito” (Lc 2,7), si compirono le profezie concernenti il Messia.
“Una Vergine concepirà e partorirà un figlio”, aveva preannunciato Isaia (7,14);
“ecco concepirai nel seno e partorirai un figlio”, disse a Maria l’angelo
Gabriele (Lc 1,31); e ancora un angelo del Signore – narra l’evangelista
Matteo -, apparendo in sogno a Giuseppe, lo rassicurò dicendogli: “non temere di
prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio”(Mt 1,20-21).

Il titolo di Madre di Dio è il fondamento di tutti gli altri titoli con cui
la Madonna è stata venerata e continua ad essere invocata di generazione in
generazione, in Oriente e in Occidente. Al mistero della sua divina maternità
fanno riferimento tanti inni e tante preghiere della tradizione cristiana, come
ad esempio un’antifona mariana del tempo natalizio, l’Alma Redemptoris mater
con la quale così preghiamo: “Tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum
Genitorem, Virgo prius ac posterius
– Tu, nello stupore di tutto il creato,
hai generato il tuo Creatore, Madre sempre vergine”. Cari fratelli e sorelle,
contempliamo quest’oggi Maria, madre sempre vergine del Figlio unigenito del
Padre; impariamo da Lei ad accogliere il Bambino che per noi è nato a Betlemme.
Se nel Bimbo nato da Lei riconosciamo il Figlio eterno di Dio e lo accogliamo
come il nostro unico Salvatore, possiamo essere detti e lo siamo realmente figli
di Dio: figli nel Figlio. Scrive l’Apostolo: “Dio mandò il suo Figlio, nato da
donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge,
perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4).

L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su
questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta. Lo abbiamo
ascoltato anche nel breve brano evangelico che quest’oggi la liturgia ci
ripropone. “Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc
2,19). Il verbo greco usato “sumbállousa” letteralmente significa
“mettere insieme” e fa pensare a un mistero grande da scoprire poco a poco. Il
Bambino che vagisce nella mangiatoia, pur apparentemente simile a tutti i bimbi
del mondo, è al tempo stesso del tutto differente: è il Figlio di Dio, è Dio,
vero Dio e vero uomo. Questo mistero – l’incarnazione del Verbo e la divina
maternità di Maria – è grande e certamente non facile da comprendere con la sola
umana intelligenza.

Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi
e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta,
infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur
senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci
viene incontro, ci è sostegno e guida. Lei è madre perché ha generato nella
carne Gesù; lo è perché ha aderito totalmente alla volontà del Padre. Scrive
sant’Agostino: “Di nessun valore sarebbe stata per lei la stessa divina
maternità, se lei il Cristo non l’avesse portato nel cuore, con una sorte più
fortunata di quando lo concepì nella carne” (De sancta Virginitate, 3,3).
E nel suo cuore Maria continuò a conservare, a “mettere insieme” gli eventi
successivi di cui sarà testimone e protagonista, sino alla morte in croce e alla
risurrezione del suo Figlio Gesù.

Cari fratelli e sorelle, solo conservando nel cuore, mettendo cioè insieme e
trovando un’unità di tutto ciò che viviamo, possiamo addentrarci, seguendo Maria,
nel mistero di un Dio che per amore si è fatto uomo e ci chiama a seguirlo sulla
strada dell’amore; amore da tradurre ogni giorno in un generoso servizio ai
fratelli. Possa il nuovo anno, che oggi fiduciosi iniziamo, essere un tempo nel
quale avanzare in quella conoscenza del cuore, che è la sapienza dei santi.
Preghiamo perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il Signore “faccia
brillare il suo volto” su di noi, ci “sia propizio” (cfr Nm 6,24-7), e ci
benedica. Possiamo esserne certi: se non ci stanchiamo di ricercare il suo
volto, se non cediamo alla tentazione dello scoraggiamento e del dubbio, se pur
fra le tante difficoltà che incontriamo restiamo sempre ancorati a Lui,
sperimenteremo la potenza del suo amore e della sua misericordia. Il fragile
Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo, ci renda operatori di pace,
testimoni di Lui, Principe della pace. Amen!

 

© Copyright 2008 – Libreria
Editrice Vaticana

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