Intervento della Santa Sede al Comitato permanente dell’Unhcr

2008 Luglio 15
by redazione

Presidente,
la Delegazione della Santa Sede si unisce ai precedenti relatori nell’esprimere apprezzamento per gli interventi presentati e per i documenti preparati dall’Ufficio dell’Unhcr. La prospettiva dei diritti umani adottata nell’affrontare la questione della protezione dei rifugiati è veramente opportuna.
1. La questione della protezione è di nuovo, con grande urgenza, all’ordine del giorno dell’Unhcr per trattare con persone violentemente sradicate dai propri luoghi d’origine. Quelle allontanate a causa di conflitti permanenti nel Medio Oriente hanno richiamato l’attenzione della comunità internazionale sia sull’inadeguatezza delle iniziative prese per proteggere in tutto il mondo un numero sempre maggiore di rifugiati e altre persone che ne hanno diritto, sia sulla crescente insensibilità verso i richiedenti asilo, il cui numero è anche aumentato nei Paesi industrializzati in via di sviluppo.
2. Purtroppo, a livello globale, le statistiche mostrano che circa 40 milioni di persone vengono attualmente sradicate dalla violenza e dalla persecuzione e hanno bisogno di diversi gradi di protezione. Emerge un paradosso:  mentre l’ondata di persone in cerca di protezione aumenta, le iniziative politiche, proposte e intraprese, si muovono nella direzione opposta, verso una maggiore restrizione e un più accentuato controllo dell’accesso alla sicurezza. Nel processo, le vittime di abusi dei diritti umani fondamentali e di una specifica ostilità vengono annoverate confusamente fra altre persone itineranti.
3. La protezione è un concetto dinamico che si è evoluto a partire dalla Seconda Guerra Mondiale proprio perché la Convezione sui Rifugiati del 1951 ha legato la protezione di questi ultimi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Situazioni mutevoli hanno richiesto soluzioni sempre nuove per offrire un futuro a persone costrette a fuggire dai propri luoghi di origine. Questa possibilità era stata già prevista nel 1951. L’Atto Finale della Conferenza dei Plenipotenziari delle Nazioni Unite sullo Status dei Rifugiati e degli Apolidi afferma:  “La Conferenza esprime la speranza che la Convenzione relativa allo status dei rifugiati avrà valore di esempio, oltre alla sua portata contrattuale, e che inciterà tutti gli Stati ad accordare quanto più possibile alle persone che si trovano sul loro territorio in qualità di rifugiati, che però non rientrerebbero nei termini della Convenzione, il trattamento previsto da questa stessa Convenzione” (A/CONF.2/108/Rev.1, 25 luglio 1951). In quello spirito, autorizzato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Alto Commissario ha esercitato il suo mandato di protezione utilizzando il concetto di buoni uffici per offrire assistenza ai rifugiati al di fuori della competenza delle Nazioni Unite (Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A/RES/1388. 20 novembre 1959).
4. Sono stati elaborati strumenti regionali come la Convenzione dell’organizzazione dell’Unità Africana (10 settembre 1969) che estende la definizione di rifugiato a “ogni persona che, a causa di aggressione esterna, occupazione, dominio straniero o gravi turbamenti dell’ordine pubblico in tutto o in una parte del Paese di origine o di cittadinanza, è obbligata ad abbandonare la propria residenza abituale per cercare rifugio in un altro luogo fuori del Paese di origine o di cittadinanza”. La Dichiarazione di Cartagena sui Rifugiati (22 novembre 1984), sulla situazione in Centroamerica, raccomanda di includere fra i rifugiati “persone minacciate da una violenza generalizzata, un’aggressione straniera, conflitti interni, una violazione massiccia dei diritti dell’uomo o altre circostanze che abbiano gravemente turbato l’ordine pubblico”.
5. Con il passare del tempo, l’Assemblea Generale ha esteso i requisiti dell’Unchr per ottenere protezione a gruppi non compresi nella Convenzione quali apolidi, ritornati e alcuni gruppi di persone sfollate all’interno del proprio Paese. Le conclusioni del comitato esecutivo dell’Unhcr, adottate all’unanimità, hanno indicato come affrontare situazioni specifiche. Inoltre, altre convenzioni sui Diritti Umani comprendono persone che necessitano di protezione, anche quando le loro richieste di asilo vengono respinte.
Tutti questi passi sono stati intrapresi sulla base della convinzione che la protezione internazionale non sia un impegno statico, ma orientato all’azione e volto a trovare soluzioni affinché le persone sradicate possano ricominciare a vivere con dignità.
Anche alcune sfide e alcuni problemi odierni dovrebbero essere affrontati con un simile spirito. Una iniziativa promettente è la Convenzione per la Protezione e l’Assistenza delle Persone Sfollate Internamente proposta dall’Unione Africana e la cui adozione è prevista per il mese di novembre di questo anno. Questa Convenzione giuridicamente vincolante potrebbe servire da stimolo per la protezione e l’assistenza di queste persone in altri continenti e anche come strumento di prevenzione del fenomeno.
Presidente,
6. L’esperienza dell’essere sfollati è ulteriormente complicata dal fatto che la situazione precaria di tutti i rifugiati è più grave in regioni instabili, nelle quali, del resto, vive la maggior parte di loro. Solo il 5% viene accettato nei Paesi ricchi. Per molti, l’esilio protratto diventa un’ulteriore condizione di sofferenza e circa 6 milioni di persone sono bloccate in questa situazione.
7. Oggi, quindi, la protezione rimane un concetto che si può estendere fino a comprendere persone con precise esigenze di protezione. Altri elementi specifici a proposito del dibattito sulla protezione sono:
a. il diritto al cibo sufficiente nei campi affinché i rifugiati non si sentano costretti a cercare lavoro al di fuori dei campi stessi e a correre il rischio di essere arrestati o deportati.
b. il caso di nuovi Paesi che stanno divenendo più accessibili ai richiedenti asilo perché situati lungo i confini esterni di gruppi politici regionali e ai quali si dovrebbe offrire assistenza tecnica in cooperazione con l’Unhcr affinché il loro processo decisionale sia corretto.
c. La necessità di canali adeguati per un ingresso legale e la valutazione critica di politiche di controllo affinché i richiedenti asilo non siano costretti a percorrere le stesse rotte come migranti irregolari, divenire, quindi, facilmente vittima di estorsioni e abusi in tali gruppi ed essere respinti, senza alcuna distinzione, insieme a loro.
d. La detenzione in quanto tale dovrebbe essere utilizzata come ultima risorsa ed evitata a minori per i quali è particolarmente traumatizzante.
8. Infine, Presidente, la solidarietà esige che la responsabilità verso i richiedenti asilo non venga semplicemente trasferita ai Paesi delle regioni di origine dei rifugiati, ma venga condivisa secondo le possibilità di ogni Paese o regione per il bene comune.

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