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Dopo il Codice Da Vinci, ecco la Stele di Gabriele

8 luglio 2008

di Mario Iannaccone

Dopo il Codice da Vinci, dopo il Vangelo di Giacomo, dopo le rivelazioni su Maria Maddalena, la solita consorteria composta da studiosi in cerca di fama, editori e mercanti s’è riunita per confezionare lo scoop annuale sulle origini del cristianesimo. Questa volta al centro dell’operazione c’è un reperto archeologico, riemerso da un decennio di compravendite, cui verrà dedicata un’attenzione che ne farà lievitare la quotazione. Senza la rivelazione clamorosa del professore di turno, l’incremento di valore del reperto sarebbe stata molto più lenta. Le aspettative paiono alte: « Scuoterà la nostra idea di cristianesimo » , afferma uno dei protagonisti; e il cattedratico Daniel Boyarin, intervistato dal New York Times – immancabile ufficio stampa di simili scoperte – dice: « La resurrezione dopo tre giorni andrà considerata un tema precedente a Gesù (…) Gli eventi del Nuovo Testamento furono adottati da Gesù e seguaci basandosi su precedenti storie messianiche » . Il reperto che suscita simili entusiasmi verrà intanto ri- presentato all’Israel Museum di Gerusalemme durante un convegno dedicato ai sessant’anni della scoperta dei Rotoli di Qumran. Si tratta di una tavola in pietra lunga circa 90 centimetri, rinvenuta dieci anni fa, che reca un’iscrizione in lingua ebraica. Studiato da Ada Yardeni e Binyamin Elitzur, il pezzo fu datato – con argomenti paleografici – tra il tardo I secolo a. C. e i primi anni dopo Cristo. Il testo, composto da 87 righe, conterrebbe una profezia attribuita all’arcangelo Gabriele, da qui il nome di Hazon Gabriel o « La rivelazione di Gabriele » . Sulla natura della profezia, Yardeni ed Elitzur sono prudenti; si tratta della riproposizione di vaticini classici sulla storia d’Israele messe in bocca all’arcangelo con citazioni dai libri profetici di Daniele e Zaccaria. Non è possibile dire molto di più, a causa di lacune e parole illeggibili. Questa prudenza o serietà non piace, però, al solito entusiasta in cerca di fama, il professor Israel Knohl autore di The Messiah Before Jesus ( « Il Messia prima di Gesù » ), dedicato alle tradizioni messianiche precedenti all’annuncio evangelico. Studiando l’Hazon Gabriel, Knohl forza la prudenza dei colleghi concentrandosi in particolare sulla linea 80 del testo dove « lettere difficili da distinguere » gli « sembrano » comporre la frase « Leshloshet yamin » ( « In tre giorni » ), seguita da una parola ‘ illeggibile’ e dalla frase « Ani Gavriel » ( « Io, Gabriele » ). Per Yardeni e Elitzur molte di queste parole sono ‘ indecifrabili’, ma Knohl preferisce riempire il vuoto ( l’horror vacui assilla questo tipo di professori) e ottiene un verbo, hayeh, che comporrebbe la seguente traduzione: « L’arcangelo Gabriele [ disse] in tre giorni tornerai alla vita » . Vale a dire che Gabriele, messaggero di Dio, ( non è però certo che sia lui a parlare) ordinerebbe ad un misterioso personaggio di risorgere dopo tre giorni. Parla dunque di Gesù l’iscrizione? Nulla lo farebbe pensare, incalza Knohl. Il personaggio cui Gabriele ordinerebbe di tornare dalla morte sarebbe un certo Simone ( non nominato nell’Hazon Gabriel) che avrebbe scatenato la rivolta alla morte di Erode e di cui si sarebbe attesa la resurrezione, secondo una tradizione nota a Knohl. Il quale trae le sue certezze da vuoti, allusioni, tradizioni avvolte in nebbie cimmeree e lacune riempite con generosità.
Nulla che possa essere paragonato al chiaro, scandaloso, annuncio degli Apostoli. Ecco, in sintesi, la storia dei « versi che mettono in discussione l’originalità del cristianesimo » , da cui « i cristiani avrebbero tratto ispirazione » . Sfugge a certi dotti che il punto di fuga, nella vicenda cristiana, non è « l’originalità dell’idea » , perché allora bisognerebbe prendere sul serio Odifreddi e quanti da secoli ripetono la litania: « Vennero prima Adone, Attis, Mitra, il Sole eccetera » . No, il punto è che la forza stessa dell’avvenimento ha costretto i testimoni a cercare nei testi dei Profeti. E infatti scriveva ieri Vittorio Messori sul
Corriere della sera: « Il Nuovo Testamento non annuncia un futuro ritorno alla vita di Gesù: raccoglie la testimonianza unanime e ferrea degli Apostoli che quella risurrezione è davvero avvenuta ed essi l’hanno constatata al di là di ogni possibilità di dubbio » . Sia consentita anche a noi una piccola profezia: nonostante lo scetticismo dei colleghi di Knohl, per i quali i passi più importanti dell’Hazon Gabriel sono troppo lacunosi per avanzare ipotesi serie, possiamo scommettere che la prossima Pasqua qualche altro Dan Brown stamperà un libro colmo di « rivelazioni » , impilato in posizione hard- selling. Per gli investitori un guadagno più lauto di quello che può offrire la finanza. Coi tempi che corrono…

su Avvenire del 8 luglio 2008

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