Papa: riconosce martirio sacerdote ucciso nelle foibe
Per la prima volta la Chiesa ha riconoscito ufficialmente come martire uno dei 129 sacerdoti italiani uccisi nell’immediato dopo guerra. Si tratta di don Francesco Bonifacio, trucidato a calci e pugni dai titini e poi gettato in una foiba nel 1946 in Istria, dove era parroco.
Benedetto XVI ha infatto approvato oggi il decreto che dichiara l’omicidio avvenuto ”in odio alla fede”. (vai al comunicato ufficiale della sala stampa vaticana)
”Come passano i giorni? Tra delusioni e paure”, aveva scritto don Bonifacio nel febbraio del 1946, descrivendo le violenze e le intimidazioni subite dai rossi: furono tagliate le funi delle campane e le mura della parrocchia di Villa Gardossi furono imbrattate con scritte oltraggiose. L’arcivescovo di Trieste, mons. Antonio Santin, gli suggeri’ di non svolgere in quella situazione attivita’ pastorale se non in chiesa. Ma il sacerdote non volle privare la popolazione locale del suo conforto, cosi’ all’imbrunire dell’11 settembre 1946 (aveva 34 anni), tornando verso casa dopo una visita a Grisignana, venne fermato da due uomini della Guardia Popolare. Un contadino che era nei campi si avvicino’ ai sicari e chiese loro di lasciar andare il suo prete, ma fu allontanato brutalmente e minacciato perche’ non dicesse nulla di cio’ che aveva visto. Poco dopo le guardie sparirono nel bosco.
Don Francesco fu spogliato e deriso, ma chiese perdono per i suoi aggressori. Accecati dalla rabbia, questi cominciarono a colpirlo con pugni e calci: il sacerdote si accascio’ tenendo il viso tra le mani ma non smise di pregare.
I suoi carnefici tentarono allora di zittirlo scagliando una grossa pietra in volto, ma il curato pregava ancora. Altre pietre lo finirono. Il suo corpo scomparve, gettato nella foiba di Martines, 180 metri di profondita’.
Per l’Azione Cattolica Italiana, che ha pubblicato il Martirologio del Clero Italiano, furono 129 i sacerdoti massacrati tra il 1944 e il 1947 in tutta la Penisola. Solo una piccola parte di loro aveva simpatizzato per il fascismo; la giustizia sommaria dei partigiani colpi’ soprattutto degli innocenti. Preti che vennero eliminati per essersi opposti ai disegni politici dei comunisti o per aver criticato dal pulpito gli abusi della lotta di liberazione. E molti erano stati antifascisti impegnati o addirittura cappellani della Resistenza. La lista cronologica dei sacerdoti martiri evidenzia che le uccisioni continuarono ben oltre il 25 aprile 1945. Fino al dicembre di quell’anno la lista e’ ancora lunga, cosi’ come e’ corposo anche l’elenco del 1946. Quattro uccisioni sono registrate nel 1947. L’ultimo prete ucciso per ”motivi politici” e’ stati don Ugo Bardotti, di Pievano di Cevoli, nella Diocesi di San Miniato, in provincia di Pisa.
Salvatore Izzo (AGI)